THE GENTORIUM - IL GESTO PROTETTO: IL RUOLO SILENZIOSO DEI GUANTI DI PELLE
THE GENTORIUM - IL GESTO PROTETTO: IL RUOLO SILENZIOSO DEI GUANTI DI PELLE
13 gennaio 2026
A cura di
Carlo Ronco



Nel periodo più freddo di questo 2026, quando l’abbigliamento maschile è chiamato a rispondere prima di tutto a esigenze pratiche, i guanti di pelle rappresentano uno degli esempi più riusciti di equilibrio tra funzione e stile. Proteggono le mani dal freddo, certo, ma svolgono anche un ruolo preciso nella costruzione dell’immagine dell’uomo: definiscono il modo in cui si entra in uno spazio, si porge una mano, si compie un gesto. In questo senso, i guanti non sono un accessorio marginale, ma un elemento strutturale dell’eleganza invernale.
Storicamente, il guanto è stato a lungo un segno di status e di controllo. Nell’antica Roma veniva utilizzato da magistrati e funzionari per sottolineare il proprio ruolo; nel Medioevo divenne parte integrante della simbologia cavalleresca e del potere ecclesiastico. Il gesto di gettare un guanto era una dichiarazione di sfida, mentre riceverlo significava accettarla. Ancora nei secoli successivi, il guanto rimase legato all’idea di decoro e distanza: toglierlo per salutare o per stringere una mano era un atto deliberato, carico di significato sociale. Anche la letteratura ottocentesca ne fa uso come segno di controllo e riserbo, spesso associandolo a figure maschili di disciplina e autorevolezza.
Con l’avvento della modernità urbana, il guanto di pelle trova la sua collocazione definitiva nel guardaroba maschile. Tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, diventa parte integrante dell’abbigliamento cittadino, soprattutto in Europa: non più simbolo di privilegio, ma di ordine. Nei contesti metropolitani, il guanto contribuisce a definire una postura, un ritmo del movimento, un modo composto di abitare lo spazio pubblico. Non a caso, molte figure iconiche del cinema e della fotografia del Novecento lo hanno adottato come segno distintivo di rigore e controllo.
Dal punto di vista materiale, la pelle è la scelta naturale. Offre isolamento termico, resistenza e una capacità unica di adattarsi alla mano con l’uso. Un buon guanto di pelle migliora nel tempo: la superficie si ammorbidisce, la forma si modella, l’oggetto diventa personale. La nappa è apprezzata per la sua morbidezza e per l’eleganza discreta; il cervo garantisce maggiore robustezza e comfort; il peccary, più raro, è destinato a chi ricerca qualità assoluta senza ostentazione. La fodera interna, spesso trascurata, è fondamentale: lana, cashmere o seta contribuiscono non solo al calore, ma anche alla sensazione di continuità con il resto dell’abbigliamento.
Il colore va scelto con la stessa attenzione riservata agli altri accessori. Il nero resta una soluzione formale, adatta a contesti serali o istituzionali. Le tonalità di marrone, dal cuoio al testa di moro, risultano più versatili e facilmente abbinabili all’abbigliamento quotidiano. Colori come il bordeaux o il verde scuro possono trovare spazio in un guardaroba ben costruito, purché inseriti con coerenza e senza eccessi. In ogni caso, il guanto deve dialogare con il cappotto, con le scarpe, con l’insieme, senza attirare l’attenzione su di sé.
Esiste infine una dimensione comportamentale che riguarda i guanti e che un gentleman non può ignorare. Si tolgono per salutare, per stringere una mano, per entrare in un luogo formale. Tenerli indossati è una forma di protezione; sfilarli è un segno di rispetto. Questo semplice gesto chiarisce come l’eleganza non sia fatta solo di scelte estetiche, ma anche di consapevolezza dei contesti.
Nel guardaroba invernale di un uomo attento allo stile, un paio di guanti di pelle ben scelti è indispensabile. Non come elemento decorativo, ma come strumento di continuità: perché l’eleganza, anche nei mesi più rigidi, non si interrompe. I guanti completano l’insieme, regolano il gesto e restituiscono all’uomo una misura composta, coerente, essenziale.
Nel periodo più freddo di questo 2026, quando l’abbigliamento maschile è chiamato a rispondere prima di tutto a esigenze pratiche, i guanti di pelle rappresentano uno degli esempi più riusciti di equilibrio tra funzione e stile. Proteggono le mani dal freddo, certo, ma svolgono anche un ruolo preciso nella costruzione dell’immagine dell’uomo: definiscono il modo in cui si entra in uno spazio, si porge una mano, si compie un gesto. In questo senso, i guanti non sono un accessorio marginale, ma un elemento strutturale dell’eleganza invernale.
Storicamente, il guanto è stato a lungo un segno di status e di controllo. Nell’antica Roma veniva utilizzato da magistrati e funzionari per sottolineare il proprio ruolo; nel Medioevo divenne parte integrante della simbologia cavalleresca e del potere ecclesiastico. Il gesto di gettare un guanto era una dichiarazione di sfida, mentre riceverlo significava accettarla. Ancora nei secoli successivi, il guanto rimase legato all’idea di decoro e distanza: toglierlo per salutare o per stringere una mano era un atto deliberato, carico di significato sociale. Anche la letteratura ottocentesca ne fa uso come segno di controllo e riserbo, spesso associandolo a figure maschili di disciplina e autorevolezza.
Con l’avvento della modernità urbana, il guanto di pelle trova la sua collocazione definitiva nel guardaroba maschile. Tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, diventa parte integrante dell’abbigliamento cittadino, soprattutto in Europa: non più simbolo di privilegio, ma di ordine. Nei contesti metropolitani, il guanto contribuisce a definire una postura, un ritmo del movimento, un modo composto di abitare lo spazio pubblico. Non a caso, molte figure iconiche del cinema e della fotografia del Novecento lo hanno adottato come segno distintivo di rigore e controllo.
Dal punto di vista materiale, la pelle è la scelta naturale. Offre isolamento termico, resistenza e una capacità unica di adattarsi alla mano con l’uso. Un buon guanto di pelle migliora nel tempo: la superficie si ammorbidisce, la forma si modella, l’oggetto diventa personale. La nappa è apprezzata per la sua morbidezza e per l’eleganza discreta; il cervo garantisce maggiore robustezza e comfort; il peccary, più raro, è destinato a chi ricerca qualità assoluta senza ostentazione. La fodera interna, spesso trascurata, è fondamentale: lana, cashmere o seta contribuiscono non solo al calore, ma anche alla sensazione di continuità con il resto dell’abbigliamento.
Il colore va scelto con la stessa attenzione riservata agli altri accessori. Il nero resta una soluzione formale, adatta a contesti serali o istituzionali. Le tonalità di marrone, dal cuoio al testa di moro, risultano più versatili e facilmente abbinabili all’abbigliamento quotidiano. Colori come il bordeaux o il verde scuro possono trovare spazio in un guardaroba ben costruito, purché inseriti con coerenza e senza eccessi. In ogni caso, il guanto deve dialogare con il cappotto, con le scarpe, con l’insieme, senza attirare l’attenzione su di sé.
Esiste infine una dimensione comportamentale che riguarda i guanti e che un gentleman non può ignorare. Si tolgono per salutare, per stringere una mano, per entrare in un luogo formale. Tenerli indossati è una forma di protezione; sfilarli è un segno di rispetto. Questo semplice gesto chiarisce come l’eleganza non sia fatta solo di scelte estetiche, ma anche di consapevolezza dei contesti.
Nel guardaroba invernale di un uomo attento allo stile, un paio di guanti di pelle ben scelti è indispensabile. Non come elemento decorativo, ma come strumento di continuità: perché l’eleganza, anche nei mesi più rigidi, non si interrompe. I guanti completano l’insieme, regolano il gesto e restituiscono all’uomo una misura composta, coerente, essenziale.
Nel periodo più freddo di questo 2026, quando l’abbigliamento maschile è chiamato a rispondere prima di tutto a esigenze pratiche, i guanti di pelle rappresentano uno degli esempi più riusciti di equilibrio tra funzione e stile. Proteggono le mani dal freddo, certo, ma svolgono anche un ruolo preciso nella costruzione dell’immagine dell’uomo: definiscono il modo in cui si entra in uno spazio, si porge una mano, si compie un gesto. In questo senso, i guanti non sono un accessorio marginale, ma un elemento strutturale dell’eleganza invernale.
Storicamente, il guanto è stato a lungo un segno di status e di controllo. Nell’antica Roma veniva utilizzato da magistrati e funzionari per sottolineare il proprio ruolo; nel Medioevo divenne parte integrante della simbologia cavalleresca e del potere ecclesiastico. Il gesto di gettare un guanto era una dichiarazione di sfida, mentre riceverlo significava accettarla. Ancora nei secoli successivi, il guanto rimase legato all’idea di decoro e distanza: toglierlo per salutare o per stringere una mano era un atto deliberato, carico di significato sociale. Anche la letteratura ottocentesca ne fa uso come segno di controllo e riserbo, spesso associandolo a figure maschili di disciplina e autorevolezza.
Con l’avvento della modernità urbana, il guanto di pelle trova la sua collocazione definitiva nel guardaroba maschile. Tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, diventa parte integrante dell’abbigliamento cittadino, soprattutto in Europa: non più simbolo di privilegio, ma di ordine. Nei contesti metropolitani, il guanto contribuisce a definire una postura, un ritmo del movimento, un modo composto di abitare lo spazio pubblico. Non a caso, molte figure iconiche del cinema e della fotografia del Novecento lo hanno adottato come segno distintivo di rigore e controllo.
Dal punto di vista materiale, la pelle è la scelta naturale. Offre isolamento termico, resistenza e una capacità unica di adattarsi alla mano con l’uso. Un buon guanto di pelle migliora nel tempo: la superficie si ammorbidisce, la forma si modella, l’oggetto diventa personale. La nappa è apprezzata per la sua morbidezza e per l’eleganza discreta; il cervo garantisce maggiore robustezza e comfort; il peccary, più raro, è destinato a chi ricerca qualità assoluta senza ostentazione. La fodera interna, spesso trascurata, è fondamentale: lana, cashmere o seta contribuiscono non solo al calore, ma anche alla sensazione di continuità con il resto dell’abbigliamento.
Il colore va scelto con la stessa attenzione riservata agli altri accessori. Il nero resta una soluzione formale, adatta a contesti serali o istituzionali. Le tonalità di marrone, dal cuoio al testa di moro, risultano più versatili e facilmente abbinabili all’abbigliamento quotidiano. Colori come il bordeaux o il verde scuro possono trovare spazio in un guardaroba ben costruito, purché inseriti con coerenza e senza eccessi. In ogni caso, il guanto deve dialogare con il cappotto, con le scarpe, con l’insieme, senza attirare l’attenzione su di sé.
Esiste infine una dimensione comportamentale che riguarda i guanti e che un gentleman non può ignorare. Si tolgono per salutare, per stringere una mano, per entrare in un luogo formale. Tenerli indossati è una forma di protezione; sfilarli è un segno di rispetto. Questo semplice gesto chiarisce come l’eleganza non sia fatta solo di scelte estetiche, ma anche di consapevolezza dei contesti.
Nel guardaroba invernale di un uomo attento allo stile, un paio di guanti di pelle ben scelti è indispensabile. Non come elemento decorativo, ma come strumento di continuità: perché l’eleganza, anche nei mesi più rigidi, non si interrompe. I guanti completano l’insieme, regolano il gesto e restituiscono all’uomo una misura composta, coerente, essenziale.
13 gennaio 2026
13 gennaio 2026
Carlo Ronco
A cura di