ESSENZIALI D'ASCOLTO - UNFORGETTABLE...WITH LOVE DI NATALIE COLE
ESSENZIALI D'ASCOLTO - UNFORGETTABLE...WITH LOVE DI NATALIE COLE
15 gennaio 2026
A cura di
Nico Pappalettera



Dopo aver salutato l’anno pilota per questa rubrica, ripartiamo da qui, dal primo ascolto del nuovo anno, con un disco che non spegne quella fiamma ma la custodisce e la rilancia.
“Unforgettable… With Love” arriva come un’eco tardiva delle feste appena trascorse, come il loro naturale proseguimento emotivo: Natalie entra nello spazio del ricordo consapevole. È gennaio, il tempo in cui si guarda indietro senza nostalgia e avanti senza fretta.
In questo passaggio di testimone, personale prima ancora che artistico, la musica diventa un atto di continuità: una conversazione silenziosa tra padre e figlia, dove il rispetto non è mai deferenza e la memoria non è mai immobile.
Pubblicato nel 1991 per Elektra Records, “Unforgettable… With Love” nasce in un momento delicato e lucidissimo della carriera di Natalie Cole. Dopo anni di ricerca identitaria, oscillando tra soul contemporaneo, R&B e pop, l’artista compie una scelta radicale: fermarsi, voltarsi indietro e interrogare la propria origine musicale senza alcun intento museale.
La produzione, affidata, ancora una volta, a David Foster, è il vero ago della bilancia dell’intero progetto. Foster comprende immediatamente che il rischio più grande non è l’emozione, ma l’enfasi. La sua regia è quindi tutta giocata sulla sottrazione controllata, su un suono che guarda alla grande tradizione orchestrale americana con strumenti moderni, ma con un’etica antica: servire la canzone, non impressionare l’ascoltatore.
Il contesto tecnologico è altrettanto decisivo. Grazie alle tecniche di restauro digitale e sincronizzazione allora all’avanguardia, Natalie può dialogare letteralmente con la voce del padre in “Unforgettable”, trasformando ciò che poteva essere un semplice espediente tecnico in un gesto emotivo di rara misura.
All’inizio degli anni Novanta del secolo scorso, mentre il mercato discografico corre verso suoni sempre più compressi e identità sempre più aggressive, “Unforgettable… With Love” sceglie la via opposta. Si colloca fuori dalla moda, e proprio per questo diventa centrale. Non sorprende che il disco venga accolto come un evento trasversale, capace di parlare a più generazioni, vincendo numerosi Grammy e ridefinendo il ruolo di Natalie Cole non più come “figlia di”, ma come interprete adulta, consapevole, finalmente riconciliata con la propria storia.
Questo è un disco che vive di equilibrio e di intenzione. Lo stile si colloca in quel territorio che potremmo definire adult contemporary jazz-pop, ma la definizione è assai insufficiente: qui il Jazz non è linguaggio esibito, è grammatica sottesa; il pop non è superficie, ma chiarezza narrativa. L’organico è quello della grande tradizione orchestrale americana: sezione ritmica, ampia sezione archi, fiati usati come colore e mai come dichiarazione di forza. Tutto ruota intorno alla voce, che non viene spinta né drammatizzata, ma lasciata respirare dentro arrangiamenti che sembrano costruiti attorno alla sua naturalezza.
Il percorso del disco si apre con “The Very Thought of You”, dichiarazione immediata d’intenti: tempo rilassato, armonie distese, un’introduzione orchestrale che prepara l’ingresso vocale come si apre un sipario. “It’s Only a Paper Moon” introduce una leggerezza quasi danzante, giocando su un fraseggio elastico e su un accompagnamento che ammicca allo swing senza mai diventarne prigioniero. Con “Route 66” il groove si fa più marcato, ma resta sempre elegante, urbano, controllato, mentre “Mona Lisa” è uno dei momenti più rarefatti del disco lasciando che sia il timbro caldo di Natalie a raccontare tutto ciò che non viene detto.
Il cuore emotivo dell’album arriva con “Unforgettable”, dove la voce di Natalie dialoga con quella del padre Nat King Cole. Tecnicamente, l’operazione è complessa: tempi, dinamiche e intonazione vengono ricostruiti con estrema precisione. Musicalmente, però, ciò che colpisce è la naturalezza del risultato. Non sembra un duetto artificiale, ma una continuità, come se il tempo fosse stato semplicemente sospeso. Questi fattori la rendono senza dubbio la traccia più nota, diventata un simbolo trasversale e generazionale. La più suggestiva, almeno per chi scrive, è “Mona Lisa”: per l’uso del colore orchestrale, per la sospensione armonica, per quel senso di mistero che resta addosso anche dopo l’ultimo accordo. È raro, ma in questo caso notorietà e profondità quasi coincidono.
Da arrangiatore, è impossibile non soffermarsi sul solo di sax in “Unforgettable”. Un intervento breve, misuratissimo, quasi timido nella sua entrata, ma di una pertinenza assoluta. Il sax non arriva per prendersi la scena, ma per prolungarla. Il fraseggio è cantabile, rotondo, privo di qualsiasi tensione virtuosistica; ogni nota sembra scelta più per il suo peso emotivo che per la sua funzione armonica. È un solo che respira con la voce, che ne raccoglie il riverbero e lo restituisce allo spazio orchestrale senza mai sovrapporsi. In un brano già carico di significato simbolico, quella linea di sax diventa il punto di sutura tra passato e presente, tra memoria e presenza. Un gesto di grande intelligenza musicale, dove l’arrangiamento non aggiunge, ma custodisce.
L’ascolto di “Unforgettable… With Love” non lascia dietro di sé un’eco malinconica, né il peso della memoria. Piuttosto, suggerisce una direzione. È come se la voce di Natalie Cole, dialogando con quella del padre, non invitasse a voltarsi indietro, ma a camminare in avanti con passo più leggero. Ciò che ci resta non è una conclusione, ma un’apertura discreta, la sensazione che l’anno appena iniziato possa avere il suono giusto per essere abitato con grazia.
Scheda riassuntiva
Titolo: “Unforgettable… With Love”
Artista: Natalie Cole
Anno di pubblicazione: 1991
Etichetta: Elektra Records
Produttori: David Foster
Arrangiatori principali: David Foster, Jeremy Lubbock
Genere: Vocal Jazz, Traditional Pop
Traccia più nota: “Unforgettable”
Traccia più suggestiva: “Mona Lisa”
https://open.spotify.com/intl-it/album/4ilUfGGQXin7hr1srDDXF0?si=Tms3zd4sSa-Z9nRGnk4X6A

Dopo aver salutato l’anno pilota per questa rubrica, ripartiamo da qui, dal primo ascolto del nuovo anno, con un disco che non spegne quella fiamma ma la custodisce e la rilancia.
“Unforgettable… With Love” arriva come un’eco tardiva delle feste appena trascorse, come il loro naturale proseguimento emotivo: Natalie entra nello spazio del ricordo consapevole. È gennaio, il tempo in cui si guarda indietro senza nostalgia e avanti senza fretta.
In questo passaggio di testimone, personale prima ancora che artistico, la musica diventa un atto di continuità: una conversazione silenziosa tra padre e figlia, dove il rispetto non è mai deferenza e la memoria non è mai immobile.
Pubblicato nel 1991 per Elektra Records, “Unforgettable… With Love” nasce in un momento delicato e lucidissimo della carriera di Natalie Cole. Dopo anni di ricerca identitaria, oscillando tra soul contemporaneo, R&B e pop, l’artista compie una scelta radicale: fermarsi, voltarsi indietro e interrogare la propria origine musicale senza alcun intento museale.
La produzione, affidata, ancora una volta, a David Foster, è il vero ago della bilancia dell’intero progetto. Foster comprende immediatamente che il rischio più grande non è l’emozione, ma l’enfasi. La sua regia è quindi tutta giocata sulla sottrazione controllata, su un suono che guarda alla grande tradizione orchestrale americana con strumenti moderni, ma con un’etica antica: servire la canzone, non impressionare l’ascoltatore.
Il contesto tecnologico è altrettanto decisivo. Grazie alle tecniche di restauro digitale e sincronizzazione allora all’avanguardia, Natalie può dialogare letteralmente con la voce del padre in “Unforgettable”, trasformando ciò che poteva essere un semplice espediente tecnico in un gesto emotivo di rara misura.
All’inizio degli anni Novanta del secolo scorso, mentre il mercato discografico corre verso suoni sempre più compressi e identità sempre più aggressive, “Unforgettable… With Love” sceglie la via opposta. Si colloca fuori dalla moda, e proprio per questo diventa centrale. Non sorprende che il disco venga accolto come un evento trasversale, capace di parlare a più generazioni, vincendo numerosi Grammy e ridefinendo il ruolo di Natalie Cole non più come “figlia di”, ma come interprete adulta, consapevole, finalmente riconciliata con la propria storia.
Questo è un disco che vive di equilibrio e di intenzione. Lo stile si colloca in quel territorio che potremmo definire adult contemporary jazz-pop, ma la definizione è assai insufficiente: qui il Jazz non è linguaggio esibito, è grammatica sottesa; il pop non è superficie, ma chiarezza narrativa. L’organico è quello della grande tradizione orchestrale americana: sezione ritmica, ampia sezione archi, fiati usati come colore e mai come dichiarazione di forza. Tutto ruota intorno alla voce, che non viene spinta né drammatizzata, ma lasciata respirare dentro arrangiamenti che sembrano costruiti attorno alla sua naturalezza.
Il percorso del disco si apre con “The Very Thought of You”, dichiarazione immediata d’intenti: tempo rilassato, armonie distese, un’introduzione orchestrale che prepara l’ingresso vocale come si apre un sipario. “It’s Only a Paper Moon” introduce una leggerezza quasi danzante, giocando su un fraseggio elastico e su un accompagnamento che ammicca allo swing senza mai diventarne prigioniero. Con “Route 66” il groove si fa più marcato, ma resta sempre elegante, urbano, controllato, mentre “Mona Lisa” è uno dei momenti più rarefatti del disco lasciando che sia il timbro caldo di Natalie a raccontare tutto ciò che non viene detto.
Il cuore emotivo dell’album arriva con “Unforgettable”, dove la voce di Natalie dialoga con quella del padre Nat King Cole. Tecnicamente, l’operazione è complessa: tempi, dinamiche e intonazione vengono ricostruiti con estrema precisione. Musicalmente, però, ciò che colpisce è la naturalezza del risultato. Non sembra un duetto artificiale, ma una continuità, come se il tempo fosse stato semplicemente sospeso. Questi fattori la rendono senza dubbio la traccia più nota, diventata un simbolo trasversale e generazionale. La più suggestiva, almeno per chi scrive, è “Mona Lisa”: per l’uso del colore orchestrale, per la sospensione armonica, per quel senso di mistero che resta addosso anche dopo l’ultimo accordo. È raro, ma in questo caso notorietà e profondità quasi coincidono.
Da arrangiatore, è impossibile non soffermarsi sul solo di sax in “Unforgettable”. Un intervento breve, misuratissimo, quasi timido nella sua entrata, ma di una pertinenza assoluta. Il sax non arriva per prendersi la scena, ma per prolungarla. Il fraseggio è cantabile, rotondo, privo di qualsiasi tensione virtuosistica; ogni nota sembra scelta più per il suo peso emotivo che per la sua funzione armonica. È un solo che respira con la voce, che ne raccoglie il riverbero e lo restituisce allo spazio orchestrale senza mai sovrapporsi. In un brano già carico di significato simbolico, quella linea di sax diventa il punto di sutura tra passato e presente, tra memoria e presenza. Un gesto di grande intelligenza musicale, dove l’arrangiamento non aggiunge, ma custodisce.
L’ascolto di “Unforgettable… With Love” non lascia dietro di sé un’eco malinconica, né il peso della memoria. Piuttosto, suggerisce una direzione. È come se la voce di Natalie Cole, dialogando con quella del padre, non invitasse a voltarsi indietro, ma a camminare in avanti con passo più leggero. Ciò che ci resta non è una conclusione, ma un’apertura discreta, la sensazione che l’anno appena iniziato possa avere il suono giusto per essere abitato con grazia.
Scheda riassuntiva
Titolo: “Unforgettable… With Love”
Artista: Natalie Cole
Anno di pubblicazione: 1991
Etichetta: Elektra Records
Produttori: David Foster
Arrangiatori principali: David Foster, Jeremy Lubbock
Genere: Vocal Jazz, Traditional Pop
Traccia più nota: “Unforgettable”
Traccia più suggestiva: “Mona Lisa”
https://open.spotify.com/intl-it/album/4ilUfGGQXin7hr1srDDXF0?si=Tms3zd4sSa-Z9nRGnk4X6A

Dopo aver salutato l’anno pilota per questa rubrica, ripartiamo da qui, dal primo ascolto del nuovo anno, con un disco che non spegne quella fiamma ma la custodisce e la rilancia.
“Unforgettable… With Love” arriva come un’eco tardiva delle feste appena trascorse, come il loro naturale proseguimento emotivo: Natalie entra nello spazio del ricordo consapevole. È gennaio, il tempo in cui si guarda indietro senza nostalgia e avanti senza fretta.
In questo passaggio di testimone, personale prima ancora che artistico, la musica diventa un atto di continuità: una conversazione silenziosa tra padre e figlia, dove il rispetto non è mai deferenza e la memoria non è mai immobile.
Pubblicato nel 1991 per Elektra Records, “Unforgettable… With Love” nasce in un momento delicato e lucidissimo della carriera di Natalie Cole. Dopo anni di ricerca identitaria, oscillando tra soul contemporaneo, R&B e pop, l’artista compie una scelta radicale: fermarsi, voltarsi indietro e interrogare la propria origine musicale senza alcun intento museale.
La produzione, affidata, ancora una volta, a David Foster, è il vero ago della bilancia dell’intero progetto. Foster comprende immediatamente che il rischio più grande non è l’emozione, ma l’enfasi. La sua regia è quindi tutta giocata sulla sottrazione controllata, su un suono che guarda alla grande tradizione orchestrale americana con strumenti moderni, ma con un’etica antica: servire la canzone, non impressionare l’ascoltatore.
Il contesto tecnologico è altrettanto decisivo. Grazie alle tecniche di restauro digitale e sincronizzazione allora all’avanguardia, Natalie può dialogare letteralmente con la voce del padre in “Unforgettable”, trasformando ciò che poteva essere un semplice espediente tecnico in un gesto emotivo di rara misura.
All’inizio degli anni Novanta del secolo scorso, mentre il mercato discografico corre verso suoni sempre più compressi e identità sempre più aggressive, “Unforgettable… With Love” sceglie la via opposta. Si colloca fuori dalla moda, e proprio per questo diventa centrale. Non sorprende che il disco venga accolto come un evento trasversale, capace di parlare a più generazioni, vincendo numerosi Grammy e ridefinendo il ruolo di Natalie Cole non più come “figlia di”, ma come interprete adulta, consapevole, finalmente riconciliata con la propria storia.
Questo è un disco che vive di equilibrio e di intenzione. Lo stile si colloca in quel territorio che potremmo definire adult contemporary jazz-pop, ma la definizione è assai insufficiente: qui il Jazz non è linguaggio esibito, è grammatica sottesa; il pop non è superficie, ma chiarezza narrativa. L’organico è quello della grande tradizione orchestrale americana: sezione ritmica, ampia sezione archi, fiati usati come colore e mai come dichiarazione di forza. Tutto ruota intorno alla voce, che non viene spinta né drammatizzata, ma lasciata respirare dentro arrangiamenti che sembrano costruiti attorno alla sua naturalezza.
Il percorso del disco si apre con “The Very Thought of You”, dichiarazione immediata d’intenti: tempo rilassato, armonie distese, un’introduzione orchestrale che prepara l’ingresso vocale come si apre un sipario. “It’s Only a Paper Moon” introduce una leggerezza quasi danzante, giocando su un fraseggio elastico e su un accompagnamento che ammicca allo swing senza mai diventarne prigioniero. Con “Route 66” il groove si fa più marcato, ma resta sempre elegante, urbano, controllato, mentre “Mona Lisa” è uno dei momenti più rarefatti del disco lasciando che sia il timbro caldo di Natalie a raccontare tutto ciò che non viene detto.
Il cuore emotivo dell’album arriva con “Unforgettable”, dove la voce di Natalie dialoga con quella del padre Nat King Cole. Tecnicamente, l’operazione è complessa: tempi, dinamiche e intonazione vengono ricostruiti con estrema precisione. Musicalmente, però, ciò che colpisce è la naturalezza del risultato. Non sembra un duetto artificiale, ma una continuità, come se il tempo fosse stato semplicemente sospeso. Questi fattori la rendono senza dubbio la traccia più nota, diventata un simbolo trasversale e generazionale. La più suggestiva, almeno per chi scrive, è “Mona Lisa”: per l’uso del colore orchestrale, per la sospensione armonica, per quel senso di mistero che resta addosso anche dopo l’ultimo accordo. È raro, ma in questo caso notorietà e profondità quasi coincidono.
Da arrangiatore, è impossibile non soffermarsi sul solo di sax in “Unforgettable”. Un intervento breve, misuratissimo, quasi timido nella sua entrata, ma di una pertinenza assoluta. Il sax non arriva per prendersi la scena, ma per prolungarla. Il fraseggio è cantabile, rotondo, privo di qualsiasi tensione virtuosistica; ogni nota sembra scelta più per il suo peso emotivo che per la sua funzione armonica. È un solo che respira con la voce, che ne raccoglie il riverbero e lo restituisce allo spazio orchestrale senza mai sovrapporsi. In un brano già carico di significato simbolico, quella linea di sax diventa il punto di sutura tra passato e presente, tra memoria e presenza. Un gesto di grande intelligenza musicale, dove l’arrangiamento non aggiunge, ma custodisce.
L’ascolto di “Unforgettable… With Love” non lascia dietro di sé un’eco malinconica, né il peso della memoria. Piuttosto, suggerisce una direzione. È come se la voce di Natalie Cole, dialogando con quella del padre, non invitasse a voltarsi indietro, ma a camminare in avanti con passo più leggero. Ciò che ci resta non è una conclusione, ma un’apertura discreta, la sensazione che l’anno appena iniziato possa avere il suono giusto per essere abitato con grazia.
Scheda riassuntiva
Titolo: “Unforgettable… With Love”
Artista: Natalie Cole
Anno di pubblicazione: 1991
Etichetta: Elektra Records
Produttori: David Foster
Arrangiatori principali: David Foster, Jeremy Lubbock
Genere: Vocal Jazz, Traditional Pop
Traccia più nota: “Unforgettable”
Traccia più suggestiva: “Mona Lisa”
https://open.spotify.com/intl-it/album/4ilUfGGQXin7hr1srDDXF0?si=Tms3zd4sSa-Z9nRGnk4X6A

15 gennaio 2026
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Nico Pappalettera
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