STRONGHER - QUANDO L'EMANCIPAZIONE PERDE L'ORIENTAMENTO

STRONGHER - QUANDO L'EMANCIPAZIONE PERDE L'ORIENTAMENTO

7 dicembre 2025

A cura di

Grazia Corraro

Negli ultimi anni parte del dibattito sul femminismo ha assunto toni che molti osservatori percepiscono come distorti o iperbolici: la normalizzazione dell’obesità come “modello salutare”, la commercializzazione del proprio corpo tramite piattaforme come OnlyFans presentata come empowerment, o la perdita di un ideale valoriale più complesso e profondo. Queste posizioni, pur nate da istanze di autodeterminazione, vengono da alcuni interpretate come un capovolgimento del concetto stesso di libertà femminile.

Per comprendere questo scarto, può essere utile tornare a guardare i modelli storici e letterari di donne forti, complesse e contraddittorie, che hanno plasmato l’immaginario femminile: da Oriana Fallaci, a Virginia Woolf, fino alle figure letterarie come Bradamante e a quelle storiche come Giovanna d’Arco.

Oriana Fallaci non si riconobbe mai nel femminismo ideologico; rivendicò piuttosto un’idea di donna fondata sulla disciplina, il merito, il coraggio personale. Scrive ne Il sesso inutile (1961): «Essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non finisce mai.» La sua critica verso ogni forma di vittimismo è nota: per lei la liberazione femminile non poteva ridursi a slogan, né tantomeno all’idea che “tutto valga tutto”. In questo senso, avrebbe probabilmente giudicato come impoverimento culturale certe derive attuali, dalla celebrazione dell’incuria del corpo in nome dell’inclusività, alla monetizzazione dell’intimità come scorciatoia all’autonomia economica.

Virginia Woolf, apertamente bisessuale nella sua vita privata e artistica, non ridusse mai la libertà femminile alla mera dimensione corporea. In Una stanza tutta per sé (1929) scrive: «Una donna deve avere denaro e una stanza tutta per sé se vuole scrivere.» È una frase cardine del pensiero femminista moderno: la libertà passa dal lavoro, dall’indipendenza, dall’istruzione, non dalla spettacolarizzazione del corpo. Woolf sarebbe probabilmente sorpresa da una cultura che confonde l’esposizione digitale con l’autonomia: per lei l’emancipazione nasceva dalla costruzione di sé, non dalla vendita di frammenti di sé.

Molto prima del femminismo moderno, Ludovico Ariosto immaginò nel Orlando Furioso, Bradamante, una donna guerriera che combatte, viaggia, sfida cavalieri uomini e spesso li vince. È un’inversione dei ruoli tipici del Cinquecento: non è un uomo a salvare la donna, ma spesso Bradamante salva Ruggiero. Una delle ottave più celebri che mostra la sua forza è nel Canto I: «Bradamante la bella, che in quell’arte / di guerra era più d’un cavallier possente...». Ariosto crea una donna che non solo combatte come un uomo, ma che è più forte di molti uomini. La sua storia d’amore con Ruggiero è contraddistinta da una parità rara per l’epoca.

Giovanna d’Arco incarna un’idea di femminilità fondata sulla fede, la determinazione, la responsabilità verso la propria comunità. Prima di guidare l’esercito francese, era una contadina analfabeta: la sua ascesa è uno dei simboli più potenti della storia delle donne. La celebre frase a lei attribuita «Ho paura, eppure vado avanti», riassume il suo modello: la forza non nasce dal bisogno di essere guardata, ma dal dovere.

Oggi una parte del discorso pubblico tende a normalizzare l’obesità come “bellezza” indipendente dalla salute, a presentare la vendita del proprio corpo online come empowerment e a smarrire la complessità dei modelli femminili del passato. Il messaggio dell’inclusività è importante, ma rischia di ignorare aspetti oggettivi legati al benessere; l’autonomia economica è un valore, ma ridurre la libertà alla commercializzazione della sessualità rischia di diventare una semplificazione; i modelli del passato ricordano che l’emancipazione non si esaurisce nella visibilità.

Il rischio di alcune tendenze contemporanee è la ''superficializzazione'' dell’emancipazione femminile. La libertà, per le grandi figure del passato, non era un’immagine da postare, né una scorciatoia economica: era una costruzione esigente, fatta di pensiero, sacrificio, cultura, disciplina e responsabilità verso sé e verso il mondo. Riscoprire queste donne non significa rinnegare le conquiste moderne, ma ricordare che la vera forza femminile non nasce dall’“assurdo”, bensì dalla profondità.


Negli ultimi anni parte del dibattito sul femminismo ha assunto toni che molti osservatori percepiscono come distorti o iperbolici: la normalizzazione dell’obesità come “modello salutare”, la commercializzazione del proprio corpo tramite piattaforme come OnlyFans presentata come empowerment, o la perdita di un ideale valoriale più complesso e profondo. Queste posizioni, pur nate da istanze di autodeterminazione, vengono da alcuni interpretate come un capovolgimento del concetto stesso di libertà femminile.

Per comprendere questo scarto, può essere utile tornare a guardare i modelli storici e letterari di donne forti, complesse e contraddittorie, che hanno plasmato l’immaginario femminile: da Oriana Fallaci, a Virginia Woolf, fino alle figure letterarie come Bradamante e a quelle storiche come Giovanna d’Arco.

Oriana Fallaci non si riconobbe mai nel femminismo ideologico; rivendicò piuttosto un’idea di donna fondata sulla disciplina, il merito, il coraggio personale. Scrive ne Il sesso inutile (1961): «Essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non finisce mai.» La sua critica verso ogni forma di vittimismo è nota: per lei la liberazione femminile non poteva ridursi a slogan, né tantomeno all’idea che “tutto valga tutto”. In questo senso, avrebbe probabilmente giudicato come impoverimento culturale certe derive attuali, dalla celebrazione dell’incuria del corpo in nome dell’inclusività, alla monetizzazione dell’intimità come scorciatoia all’autonomia economica.

Virginia Woolf, apertamente bisessuale nella sua vita privata e artistica, non ridusse mai la libertà femminile alla mera dimensione corporea. In Una stanza tutta per sé (1929) scrive: «Una donna deve avere denaro e una stanza tutta per sé se vuole scrivere.» È una frase cardine del pensiero femminista moderno: la libertà passa dal lavoro, dall’indipendenza, dall’istruzione, non dalla spettacolarizzazione del corpo. Woolf sarebbe probabilmente sorpresa da una cultura che confonde l’esposizione digitale con l’autonomia: per lei l’emancipazione nasceva dalla costruzione di sé, non dalla vendita di frammenti di sé.

Molto prima del femminismo moderno, Ludovico Ariosto immaginò nel Orlando Furioso, Bradamante, una donna guerriera che combatte, viaggia, sfida cavalieri uomini e spesso li vince. È un’inversione dei ruoli tipici del Cinquecento: non è un uomo a salvare la donna, ma spesso Bradamante salva Ruggiero. Una delle ottave più celebri che mostra la sua forza è nel Canto I: «Bradamante la bella, che in quell’arte / di guerra era più d’un cavallier possente...». Ariosto crea una donna che non solo combatte come un uomo, ma che è più forte di molti uomini. La sua storia d’amore con Ruggiero è contraddistinta da una parità rara per l’epoca.

Giovanna d’Arco incarna un’idea di femminilità fondata sulla fede, la determinazione, la responsabilità verso la propria comunità. Prima di guidare l’esercito francese, era una contadina analfabeta: la sua ascesa è uno dei simboli più potenti della storia delle donne. La celebre frase a lei attribuita «Ho paura, eppure vado avanti», riassume il suo modello: la forza non nasce dal bisogno di essere guardata, ma dal dovere.

Oggi una parte del discorso pubblico tende a normalizzare l’obesità come “bellezza” indipendente dalla salute, a presentare la vendita del proprio corpo online come empowerment e a smarrire la complessità dei modelli femminili del passato. Il messaggio dell’inclusività è importante, ma rischia di ignorare aspetti oggettivi legati al benessere; l’autonomia economica è un valore, ma ridurre la libertà alla commercializzazione della sessualità rischia di diventare una semplificazione; i modelli del passato ricordano che l’emancipazione non si esaurisce nella visibilità.

Il rischio di alcune tendenze contemporanee è la ''superficializzazione'' dell’emancipazione femminile. La libertà, per le grandi figure del passato, non era un’immagine da postare, né una scorciatoia economica: era una costruzione esigente, fatta di pensiero, sacrificio, cultura, disciplina e responsabilità verso sé e verso il mondo. Riscoprire queste donne non significa rinnegare le conquiste moderne, ma ricordare che la vera forza femminile non nasce dall’“assurdo”, bensì dalla profondità.


Negli ultimi anni parte del dibattito sul femminismo ha assunto toni che molti osservatori percepiscono come distorti o iperbolici: la normalizzazione dell’obesità come “modello salutare”, la commercializzazione del proprio corpo tramite piattaforme come OnlyFans presentata come empowerment, o la perdita di un ideale valoriale più complesso e profondo. Queste posizioni, pur nate da istanze di autodeterminazione, vengono da alcuni interpretate come un capovolgimento del concetto stesso di libertà femminile.

Per comprendere questo scarto, può essere utile tornare a guardare i modelli storici e letterari di donne forti, complesse e contraddittorie, che hanno plasmato l’immaginario femminile: da Oriana Fallaci, a Virginia Woolf, fino alle figure letterarie come Bradamante e a quelle storiche come Giovanna d’Arco.

Oriana Fallaci non si riconobbe mai nel femminismo ideologico; rivendicò piuttosto un’idea di donna fondata sulla disciplina, il merito, il coraggio personale. Scrive ne Il sesso inutile (1961): «Essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non finisce mai.» La sua critica verso ogni forma di vittimismo è nota: per lei la liberazione femminile non poteva ridursi a slogan, né tantomeno all’idea che “tutto valga tutto”. In questo senso, avrebbe probabilmente giudicato come impoverimento culturale certe derive attuali, dalla celebrazione dell’incuria del corpo in nome dell’inclusività, alla monetizzazione dell’intimità come scorciatoia all’autonomia economica.

Virginia Woolf, apertamente bisessuale nella sua vita privata e artistica, non ridusse mai la libertà femminile alla mera dimensione corporea. In Una stanza tutta per sé (1929) scrive: «Una donna deve avere denaro e una stanza tutta per sé se vuole scrivere.» È una frase cardine del pensiero femminista moderno: la libertà passa dal lavoro, dall’indipendenza, dall’istruzione, non dalla spettacolarizzazione del corpo. Woolf sarebbe probabilmente sorpresa da una cultura che confonde l’esposizione digitale con l’autonomia: per lei l’emancipazione nasceva dalla costruzione di sé, non dalla vendita di frammenti di sé.

Molto prima del femminismo moderno, Ludovico Ariosto immaginò nel Orlando Furioso, Bradamante, una donna guerriera che combatte, viaggia, sfida cavalieri uomini e spesso li vince. È un’inversione dei ruoli tipici del Cinquecento: non è un uomo a salvare la donna, ma spesso Bradamante salva Ruggiero. Una delle ottave più celebri che mostra la sua forza è nel Canto I: «Bradamante la bella, che in quell’arte / di guerra era più d’un cavallier possente...». Ariosto crea una donna che non solo combatte come un uomo, ma che è più forte di molti uomini. La sua storia d’amore con Ruggiero è contraddistinta da una parità rara per l’epoca.

Giovanna d’Arco incarna un’idea di femminilità fondata sulla fede, la determinazione, la responsabilità verso la propria comunità. Prima di guidare l’esercito francese, era una contadina analfabeta: la sua ascesa è uno dei simboli più potenti della storia delle donne. La celebre frase a lei attribuita «Ho paura, eppure vado avanti», riassume il suo modello: la forza non nasce dal bisogno di essere guardata, ma dal dovere.

Oggi una parte del discorso pubblico tende a normalizzare l’obesità come “bellezza” indipendente dalla salute, a presentare la vendita del proprio corpo online come empowerment e a smarrire la complessità dei modelli femminili del passato. Il messaggio dell’inclusività è importante, ma rischia di ignorare aspetti oggettivi legati al benessere; l’autonomia economica è un valore, ma ridurre la libertà alla commercializzazione della sessualità rischia di diventare una semplificazione; i modelli del passato ricordano che l’emancipazione non si esaurisce nella visibilità.

Il rischio di alcune tendenze contemporanee è la ''superficializzazione'' dell’emancipazione femminile. La libertà, per le grandi figure del passato, non era un’immagine da postare, né una scorciatoia economica: era una costruzione esigente, fatta di pensiero, sacrificio, cultura, disciplina e responsabilità verso sé e verso il mondo. Riscoprire queste donne non significa rinnegare le conquiste moderne, ma ricordare che la vera forza femminile non nasce dall’“assurdo”, bensì dalla profondità.


7 dicembre 2025

7 dicembre 2025

Grazia Corraro

A cura di

''Riscoprire la profondità dell'emancipazione femminile in un'epoca che rischia di ridurne la complessità a slogan e semplificazioni''

''Riscoprire la profondità dell'emancipazione femminile in un'epoca che rischia di ridurne la complessità a slogan e semplificazioni''

''Riscoprire la profondità dell'emancipazione femminile in un'epoca che rischia di ridurne la complessità a slogan e semplificazioni''