ORIZZONTI DI ATTUALITA' - LA DERIVA DELL'IA: I CHATBOT PER COMUNICARE CON I DEFUNTI

ORIZZONTI DI ATTUALITA' - LA DERIVA DELL'IA: I CHATBOT PER COMUNICARE CON I DEFUNTI

15 dicembre 2025

A cura di

Stefano Conte

“Black Mirror” è una serie televisiva britannica che tratta il rapporto fra l’uomo e la tecnologia. Descritta spesso come una serie distopica, ha in realtà anticipato in maniera sinistra e inquietante diversi fenomeni che, fino a pochi anni fa (la prima puntata è del 2011) potevano sembrare assurdi e irrealizzabili.

Potrebbero essere diverse le implicazioni e le derive tecnologiche degne di nota nella serie ideata dallo sceneggiatore Charlie Brooker. Uno degli esempi lampanti, proprio per la concretezza che ha assunto, è l’episodio della seconda stagione “Be Right Back”. In questo episodio si tratta la vicenda di una giovane donna, Martha, che ha da poco perso il marito Ash, morto in un incidente d’auto. Per superare la prima fase dell’elaborazione del lutto, una sua parente le consiglia di usufruire di un nuovo servizio online capace di mantenerla in contatto con la propria metà.

Si tratta in sostanza di un bot, di un’intelligenza artificiale che, in base al “digital footprint”, l’insieme di foto, video, tweet, post lasciate sui social media, è in grado di realizzare una versione clonata della persona defunta. Martha sarà quindi in grado di comunicare con una versione fedele dell’ex marito, una copia capace non solo di messaggiare e scherzare in un modo quasi indistinguibile da quello di Ash, ma persino di parlare telefonicamente rendendo totalmente dipendente a livello affettivo Martha.

L’episodio in questione è stato rilasciato nel 2013, un periodo in cui l’avvento dell’intelligenza artificiale nelle nostre vite era molto limitato. Considerando la sua onnipresenza oggi, non stupisce che l’angosciante servizio della serie sia stato davvero creato nella nostra realtà. Nel 2022 infatti, vengono rilasciati i primi “griefbot” o “postmortem avatar”, chatbot che in modo assolutamente identico a quello della serie, vengono addestrati con i dati digitali della persona defunta e possono simulare le sue vere fattezze, il suo tono di voce ed una vera e propria conversazione.

Un ulteriore intromissione della tecnologia nella nostra vita, toccando persino gli aspetti più intimi e personali, come quelli del lutto, in un business che vale già oltre 1.5 miliardi di dollari. Un chatbot capace di restituirci una versione solo abbozzata, dalla voce metallica e artificiale ma che, in un momento così delicato della vita, può persino apparire realistico e confortante.

Ma è davvero questo il modo di usare la tecnologia? Nel lungimirante episodio di “Black Mirror”, la storia di Martha precipita sempre più fino ad una deriva emotiva, dopo la consapevolezza della donna che la versione robotica di Ash non è nient’altro che una copia sbiadita senza personalità, capace unicamente di eseguire i suoi ordini e di comportarsi come lei vorrebbe che si comportasse.

Esattamente lo stesso modus operandi della abusatissima IA odierna: basti pensare all’uso che spesso ne viene fatto di ChatGPT. Quante volte la utilizziamo, non solo come strumento didattico, ma anche come supporto emotivo e come confidente? Quante volte preferiamo rivolgerci ad uno strumento virtuale, incapace di giudicarci, piuttosto che ad un confidente reale?

Tutte questioni che dimostrano l’ambivalenza inquietante della tecnologia della nostra vita: strumento, mezzo di riduzione e semplificazione, ma anche possibile deriva etica ed emotiva che ci dimostra che, sotto alcuni aspetti, viviamo già nel mondo distopico immaginato da “Black Mirror”.

“Black Mirror” è una serie televisiva britannica che tratta il rapporto fra l’uomo e la tecnologia. Descritta spesso come una serie distopica, ha in realtà anticipato in maniera sinistra e inquietante diversi fenomeni che, fino a pochi anni fa (la prima puntata è del 2011) potevano sembrare assurdi e irrealizzabili.

Potrebbero essere diverse le implicazioni e le derive tecnologiche degne di nota nella serie ideata dallo sceneggiatore Charlie Brooker. Uno degli esempi lampanti, proprio per la concretezza che ha assunto, è l’episodio della seconda stagione “Be Right Back”. In questo episodio si tratta la vicenda di una giovane donna, Martha, che ha da poco perso il marito Ash, morto in un incidente d’auto. Per superare la prima fase dell’elaborazione del lutto, una sua parente le consiglia di usufruire di un nuovo servizio online capace di mantenerla in contatto con la propria metà.

Si tratta in sostanza di un bot, di un’intelligenza artificiale che, in base al “digital footprint”, l’insieme di foto, video, tweet, post lasciate sui social media, è in grado di realizzare una versione clonata della persona defunta. Martha sarà quindi in grado di comunicare con una versione fedele dell’ex marito, una copia capace non solo di messaggiare e scherzare in un modo quasi indistinguibile da quello di Ash, ma persino di parlare telefonicamente rendendo totalmente dipendente a livello affettivo Martha.

L’episodio in questione è stato rilasciato nel 2013, un periodo in cui l’avvento dell’intelligenza artificiale nelle nostre vite era molto limitato. Considerando la sua onnipresenza oggi, non stupisce che l’angosciante servizio della serie sia stato davvero creato nella nostra realtà. Nel 2022 infatti, vengono rilasciati i primi “griefbot” o “postmortem avatar”, chatbot che in modo assolutamente identico a quello della serie, vengono addestrati con i dati digitali della persona defunta e possono simulare le sue vere fattezze, il suo tono di voce ed una vera e propria conversazione.

Un ulteriore intromissione della tecnologia nella nostra vita, toccando persino gli aspetti più intimi e personali, come quelli del lutto, in un business che vale già oltre 1.5 miliardi di dollari. Un chatbot capace di restituirci una versione solo abbozzata, dalla voce metallica e artificiale ma che, in un momento così delicato della vita, può persino apparire realistico e confortante.

Ma è davvero questo il modo di usare la tecnologia? Nel lungimirante episodio di “Black Mirror”, la storia di Martha precipita sempre più fino ad una deriva emotiva, dopo la consapevolezza della donna che la versione robotica di Ash non è nient’altro che una copia sbiadita senza personalità, capace unicamente di eseguire i suoi ordini e di comportarsi come lei vorrebbe che si comportasse.

Esattamente lo stesso modus operandi della abusatissima IA odierna: basti pensare all’uso che spesso ne viene fatto di ChatGPT. Quante volte la utilizziamo, non solo come strumento didattico, ma anche come supporto emotivo e come confidente? Quante volte preferiamo rivolgerci ad uno strumento virtuale, incapace di giudicarci, piuttosto che ad un confidente reale?

Tutte questioni che dimostrano l’ambivalenza inquietante della tecnologia della nostra vita: strumento, mezzo di riduzione e semplificazione, ma anche possibile deriva etica ed emotiva che ci dimostra che, sotto alcuni aspetti, viviamo già nel mondo distopico immaginato da “Black Mirror”.

“Black Mirror” è una serie televisiva britannica che tratta il rapporto fra l’uomo e la tecnologia. Descritta spesso come una serie distopica, ha in realtà anticipato in maniera sinistra e inquietante diversi fenomeni che, fino a pochi anni fa (la prima puntata è del 2011) potevano sembrare assurdi e irrealizzabili.

Potrebbero essere diverse le implicazioni e le derive tecnologiche degne di nota nella serie ideata dallo sceneggiatore Charlie Brooker. Uno degli esempi lampanti, proprio per la concretezza che ha assunto, è l’episodio della seconda stagione “Be Right Back”. In questo episodio si tratta la vicenda di una giovane donna, Martha, che ha da poco perso il marito Ash, morto in un incidente d’auto. Per superare la prima fase dell’elaborazione del lutto, una sua parente le consiglia di usufruire di un nuovo servizio online capace di mantenerla in contatto con la propria metà.

Si tratta in sostanza di un bot, di un’intelligenza artificiale che, in base al “digital footprint”, l’insieme di foto, video, tweet, post lasciate sui social media, è in grado di realizzare una versione clonata della persona defunta. Martha sarà quindi in grado di comunicare con una versione fedele dell’ex marito, una copia capace non solo di messaggiare e scherzare in un modo quasi indistinguibile da quello di Ash, ma persino di parlare telefonicamente rendendo totalmente dipendente a livello affettivo Martha.

L’episodio in questione è stato rilasciato nel 2013, un periodo in cui l’avvento dell’intelligenza artificiale nelle nostre vite era molto limitato. Considerando la sua onnipresenza oggi, non stupisce che l’angosciante servizio della serie sia stato davvero creato nella nostra realtà. Nel 2022 infatti, vengono rilasciati i primi “griefbot” o “postmortem avatar”, chatbot che in modo assolutamente identico a quello della serie, vengono addestrati con i dati digitali della persona defunta e possono simulare le sue vere fattezze, il suo tono di voce ed una vera e propria conversazione.

Un ulteriore intromissione della tecnologia nella nostra vita, toccando persino gli aspetti più intimi e personali, come quelli del lutto, in un business che vale già oltre 1.5 miliardi di dollari. Un chatbot capace di restituirci una versione solo abbozzata, dalla voce metallica e artificiale ma che, in un momento così delicato della vita, può persino apparire realistico e confortante.

Ma è davvero questo il modo di usare la tecnologia? Nel lungimirante episodio di “Black Mirror”, la storia di Martha precipita sempre più fino ad una deriva emotiva, dopo la consapevolezza della donna che la versione robotica di Ash non è nient’altro che una copia sbiadita senza personalità, capace unicamente di eseguire i suoi ordini e di comportarsi come lei vorrebbe che si comportasse.

Esattamente lo stesso modus operandi della abusatissima IA odierna: basti pensare all’uso che spesso ne viene fatto di ChatGPT. Quante volte la utilizziamo, non solo come strumento didattico, ma anche come supporto emotivo e come confidente? Quante volte preferiamo rivolgerci ad uno strumento virtuale, incapace di giudicarci, piuttosto che ad un confidente reale?

Tutte questioni che dimostrano l’ambivalenza inquietante della tecnologia della nostra vita: strumento, mezzo di riduzione e semplificazione, ma anche possibile deriva etica ed emotiva che ci dimostra che, sotto alcuni aspetti, viviamo già nel mondo distopico immaginato da “Black Mirror”.

15 dicembre 2025

15 dicembre 2025

Stefano Conte

A cura di

''Dai griefbot ispirati a Black Mirror all'uso emotivo dell'intelligenza artificiale: quando il confine tra supporto tecnologico e deriva umana è sempre più sottile''

''Dai griefbot ispirati a Black Mirror all'uso emotivo dell'intelligenza artificiale: quando il confine tra supporto tecnologico e deriva umana è sempre più sottile''

''Dai griefbot ispirati a Black Mirror all'uso emotivo dell'intelligenza artificiale: quando il confine tra supporto tecnologico e deriva umana è sempre più sottile''