CARPE CINEMA - FINO ALL'ULTIMA CAMPANA DI HOLLYWOOD
CARPE CINEMA - FINO ALL'ULTIMA CAMPANA DI HOLLYWOOD
15 dicembre 2025
A cura di
Ivan Di Falco



L’industria cinematografica ha appena subito l’impatto di quello che gli astronomi definirebbero Chicxulub: l’asteroide che 66 milioni di anni fa spazzò via i dinosauri.
Le testate di mezzo mondo sono tappezzate da titoli sulla lunga e feroce faida che si sta consumando oltre oceano: Netflix contro Paramount, entrambe intenzionate a mettere le mani su uno dei simboli più potenti dell’immaginario collettivo, Warner Bros Discovery.
Qui non siamo al New York Times e io non sono Antonio Monda, ahimè. Non parleremo quindi di questa vicenda in modo puramente informativo, se non partendo da un dato essenziale: la trattativa nasce da una lunga bidding war che ha visto Netflix presentare, lo scorso dicembre, un’offerta vicina agli 83 miliardi di dollari.
Netflix, però, non è interessata all’intero “Mondo Warner”. Warner Bros Discovery non è solo una storica casa di produzione cinematografica, ma un colosso che negli anni ha esteso il proprio dominio attraverso la televisione e il cavo: HBO, da cui sono usciti titoli come Game of Thrones, Euphoria e la prossima, attesissima serie su Harry Potter; Cartoon Network, Discovery, CNN e molto altro. Netflix guarda soprattutto agli studios, a HBO e allo streaming, lasciando fuori le attività via cavo.
A spezzare questo clima di apparente inevitabilità è arrivata Paramount, che, come Rocky Balboa contro Apollo Creed, decide di rialzarsi quando il match sembra ormai perso. Rilancia con un’offerta da oltre 100 miliardi di dollari, superiore anche sul piano simbolico: 30 dollari per azione, in contanti, e soprattutto l’acquisizione dell’intero pacchetto Warner, cavo compreso.
Un’offerta più alta, più semplice, più totale. Eppure, inizialmente rifiutata. Le carte si rimescolano, e siamo di nuovo punto e a capo. Ciò che destabilizza davvero è lo scenario che si aprirebbe con una vittoria di Netflix: la nascita del gigante cinematografico-televisivo definitivo, con una quota di mercato tale da sollevare interrogativi seri sul piano dell’antitrust. Non a caso, la questione ha attirato l’attenzione anche del mondo politico americano.
Da cinefilo e consumatore attento di film e serie TV, non posso dirmi tranquillo. La storia ci ha insegnato che il monopolio non è mai la soluzione, non è terreno fertile per l’innovazione, almeno non nel lungo periodo. La mia speranza è che il cinema ne esca comunque vincitore. Come alla fine di Rocky III, quando Rocky e Apollo decidono di sfidarsi a porte chiuse, lasciando che a vincere siano lo sport e l’amicizia. Utopico, forse. Ma necessario.
Che, al di là dei cambi di intestazione, ciò che vinca davvero sia il cinema.
E con questo, la seduta è tolta. La mia arringa termina qui, ma il processo del Cinema continua ogni volta che le luci in sala si abbassano. Io sono il suo Avvocato, il suo difensore appassionato. Voi, giuria popolare, avete ascoltato le prove: ora sta a voi emettere il vostro verdetto, articolo dopo articolo.
Carpe Cinema. Sempre.
L’industria cinematografica ha appena subito l’impatto di quello che gli astronomi definirebbero Chicxulub: l’asteroide che 66 milioni di anni fa spazzò via i dinosauri.
Le testate di mezzo mondo sono tappezzate da titoli sulla lunga e feroce faida che si sta consumando oltre oceano: Netflix contro Paramount, entrambe intenzionate a mettere le mani su uno dei simboli più potenti dell’immaginario collettivo, Warner Bros Discovery.
Qui non siamo al New York Times e io non sono Antonio Monda, ahimè. Non parleremo quindi di questa vicenda in modo puramente informativo, se non partendo da un dato essenziale: la trattativa nasce da una lunga bidding war che ha visto Netflix presentare, lo scorso dicembre, un’offerta vicina agli 83 miliardi di dollari.
Netflix, però, non è interessata all’intero “Mondo Warner”. Warner Bros Discovery non è solo una storica casa di produzione cinematografica, ma un colosso che negli anni ha esteso il proprio dominio attraverso la televisione e il cavo: HBO, da cui sono usciti titoli come Game of Thrones, Euphoria e la prossima, attesissima serie su Harry Potter; Cartoon Network, Discovery, CNN e molto altro. Netflix guarda soprattutto agli studios, a HBO e allo streaming, lasciando fuori le attività via cavo.
A spezzare questo clima di apparente inevitabilità è arrivata Paramount, che, come Rocky Balboa contro Apollo Creed, decide di rialzarsi quando il match sembra ormai perso. Rilancia con un’offerta da oltre 100 miliardi di dollari, superiore anche sul piano simbolico: 30 dollari per azione, in contanti, e soprattutto l’acquisizione dell’intero pacchetto Warner, cavo compreso.
Un’offerta più alta, più semplice, più totale. Eppure, inizialmente rifiutata. Le carte si rimescolano, e siamo di nuovo punto e a capo. Ciò che destabilizza davvero è lo scenario che si aprirebbe con una vittoria di Netflix: la nascita del gigante cinematografico-televisivo definitivo, con una quota di mercato tale da sollevare interrogativi seri sul piano dell’antitrust. Non a caso, la questione ha attirato l’attenzione anche del mondo politico americano.
Da cinefilo e consumatore attento di film e serie TV, non posso dirmi tranquillo. La storia ci ha insegnato che il monopolio non è mai la soluzione, non è terreno fertile per l’innovazione, almeno non nel lungo periodo. La mia speranza è che il cinema ne esca comunque vincitore. Come alla fine di Rocky III, quando Rocky e Apollo decidono di sfidarsi a porte chiuse, lasciando che a vincere siano lo sport e l’amicizia. Utopico, forse. Ma necessario.
Che, al di là dei cambi di intestazione, ciò che vinca davvero sia il cinema.
E con questo, la seduta è tolta. La mia arringa termina qui, ma il processo del Cinema continua ogni volta che le luci in sala si abbassano. Io sono il suo Avvocato, il suo difensore appassionato. Voi, giuria popolare, avete ascoltato le prove: ora sta a voi emettere il vostro verdetto, articolo dopo articolo.
Carpe Cinema. Sempre.
L’industria cinematografica ha appena subito l’impatto di quello che gli astronomi definirebbero Chicxulub: l’asteroide che 66 milioni di anni fa spazzò via i dinosauri.
Le testate di mezzo mondo sono tappezzate da titoli sulla lunga e feroce faida che si sta consumando oltre oceano: Netflix contro Paramount, entrambe intenzionate a mettere le mani su uno dei simboli più potenti dell’immaginario collettivo, Warner Bros Discovery.
Qui non siamo al New York Times e io non sono Antonio Monda, ahimè. Non parleremo quindi di questa vicenda in modo puramente informativo, se non partendo da un dato essenziale: la trattativa nasce da una lunga bidding war che ha visto Netflix presentare, lo scorso dicembre, un’offerta vicina agli 83 miliardi di dollari.
Netflix, però, non è interessata all’intero “Mondo Warner”. Warner Bros Discovery non è solo una storica casa di produzione cinematografica, ma un colosso che negli anni ha esteso il proprio dominio attraverso la televisione e il cavo: HBO, da cui sono usciti titoli come Game of Thrones, Euphoria e la prossima, attesissima serie su Harry Potter; Cartoon Network, Discovery, CNN e molto altro. Netflix guarda soprattutto agli studios, a HBO e allo streaming, lasciando fuori le attività via cavo.
A spezzare questo clima di apparente inevitabilità è arrivata Paramount, che, come Rocky Balboa contro Apollo Creed, decide di rialzarsi quando il match sembra ormai perso. Rilancia con un’offerta da oltre 100 miliardi di dollari, superiore anche sul piano simbolico: 30 dollari per azione, in contanti, e soprattutto l’acquisizione dell’intero pacchetto Warner, cavo compreso.
Un’offerta più alta, più semplice, più totale. Eppure, inizialmente rifiutata. Le carte si rimescolano, e siamo di nuovo punto e a capo. Ciò che destabilizza davvero è lo scenario che si aprirebbe con una vittoria di Netflix: la nascita del gigante cinematografico-televisivo definitivo, con una quota di mercato tale da sollevare interrogativi seri sul piano dell’antitrust. Non a caso, la questione ha attirato l’attenzione anche del mondo politico americano.
Da cinefilo e consumatore attento di film e serie TV, non posso dirmi tranquillo. La storia ci ha insegnato che il monopolio non è mai la soluzione, non è terreno fertile per l’innovazione, almeno non nel lungo periodo. La mia speranza è che il cinema ne esca comunque vincitore. Come alla fine di Rocky III, quando Rocky e Apollo decidono di sfidarsi a porte chiuse, lasciando che a vincere siano lo sport e l’amicizia. Utopico, forse. Ma necessario.
Che, al di là dei cambi di intestazione, ciò che vinca davvero sia il cinema.
E con questo, la seduta è tolta. La mia arringa termina qui, ma il processo del Cinema continua ogni volta che le luci in sala si abbassano. Io sono il suo Avvocato, il suo difensore appassionato. Voi, giuria popolare, avete ascoltato le prove: ora sta a voi emettere il vostro verdetto, articolo dopo articolo.
Carpe Cinema. Sempre.
15 dicembre 2025
15 dicembre 2025
Ivan Di Falco
A cura di