OLTRE IL CIAK - ATTORI DIGITALI E IA: FUTURO DEL CINEMA O INCUBO HOLLYWOODIANO?
OLTRE IL CIAK - ATTORI DIGITALI E IA: FUTURO DEL CINEMA O INCUBO HOLLYWOODIANO?
12 dicembre 2025
A cura di
Giorgia Anna Pizzichillo



Hollywood sta attraversando una trasformazione senza precedenti. L’intelligenza artificiale, entrata prima timidamente nei processi creativi, oggi è al centro di un dibattito che divide il settore. L’idea che un attore possa recitare in dieci film contemporaneamente senza mai varcare la soglia di un set non è più una fantasia da blockbuster, ma una possibilità concreta che affascina i produttori e inquieta molti professionisti.
Negli ultimi anni, registi di primo piano hanno sperimentato strumenti tecnologici sempre più avanzati. Robert Zemeckis ha ringiovanito digitalmente Tom Hanks in Here, mentre Guillermo del Toro ha annunciato l’intenzione di utilizzare algoritmi per il design dei suoi futuri mostri cinematografici. Nel 2026 arriverà Critterz, il primo lungometraggio realizzato interamente tramite intelligenza artificiale, a conferma di un trend in rapido consolidamento. La prospettiva di ridurre i costi e accelerare la produzione entusiasma gli studios, ma apre interrogativi profondi sul futuro di comparse, ruoli minori e figure tecniche.
Al Festival di Venezia 2025 il tema ha monopolizzato discussioni e conferenze, divenendo quasi più centrale dei film in concorso. L’IA viene descritta da alcuni come un’opportunità per ampliare l’immaginazione visiva e narrativa, mentre altri la percepiscono come una minaccia diretta ai lavoratori del cinema. L’attenzione del pubblico è stata catturata dall’emergere del primo “attore digitale”, Tilly Norwood, generato interamente da algoritmi e già rappresentato da un’agenzia dedicata. Sui social il fenomeno è stato accolto con ironia e preoccupazione, con molti utenti che parlano di una vera e propria puntata di Black Mirror diventata realtà.
Dietro le quinte, intanto, la tecnologia avanza. Alcuni registi stanno sperimentando l’uso dell’IA per redigere bozze di sceneggiature, con reazioni tiepide (quando non ostili) da parte degli sceneggiatori. Anche nei reparti creativi si affacciano nuove possibilità: costumisti e designer stanno testando modelli generativi per immaginare abiti destinati al set e ai red carpet. E continua a circolare la voce, mai confermata, che un famoso attore abbia venduto i diritti digitali della propria immagine per progetti futuri interamente virtuali.
Sulle fonti disponibili emerge però una versione più precisa: Bruce Willis è stato indicato come il primo attore ad aver ceduto i diritti del proprio volto per l’uso tramite IA, grazie alla collaborazione con la società Deepcake. Questa avrebbe creato un “gemello digitale” utilizzabile in film e pubblicità. Successivamente, il team dell’attore ha smentito: nessuna cessione definitiva dei diritti, solo l’autorizzazione all’uso del suo volto per una singola pubblicità russa, realizzata tramite deepfake nel 2021. Il caso resta comunque emblematico del nuovo terreno scivoloso in cui sta entrando l’industria.
Mentre il settore si interroga, anche gli spettatori vengono chiamati a scegliere da che parte stare: preferire la perfezione controllata di un volto digitale o l’imperfezione autentica dell’espressione umana? Una domanda che, più di altre, rivela la posta in gioco. Il cinema sta cambiando velocemente, e la sfida sarà preservare la sua anima in un’epoca in cui i pixel sembrano pronti a prendere il controllo.
Nel frattempo, le piattaforme continuano a proporre titoli attesissimi. Tra le uscite imminenti: Griselda su Netflix, con Sofía Vergara nei panni della “regina della cocaina”; l’action comedy The Killer’s Game con Dave Bautista su Prime Video; e la seconda stagione di Andor su Disney+, molto attesa dai fan dell’universo Star Wars. Un promemoria che, nonostante le innovazioni digitali, il pubblico resta alla ricerca di storie capaci di emozionare.
Hollywood sta attraversando una trasformazione senza precedenti. L’intelligenza artificiale, entrata prima timidamente nei processi creativi, oggi è al centro di un dibattito che divide il settore. L’idea che un attore possa recitare in dieci film contemporaneamente senza mai varcare la soglia di un set non è più una fantasia da blockbuster, ma una possibilità concreta che affascina i produttori e inquieta molti professionisti.
Negli ultimi anni, registi di primo piano hanno sperimentato strumenti tecnologici sempre più avanzati. Robert Zemeckis ha ringiovanito digitalmente Tom Hanks in Here, mentre Guillermo del Toro ha annunciato l’intenzione di utilizzare algoritmi per il design dei suoi futuri mostri cinematografici. Nel 2026 arriverà Critterz, il primo lungometraggio realizzato interamente tramite intelligenza artificiale, a conferma di un trend in rapido consolidamento. La prospettiva di ridurre i costi e accelerare la produzione entusiasma gli studios, ma apre interrogativi profondi sul futuro di comparse, ruoli minori e figure tecniche.
Al Festival di Venezia 2025 il tema ha monopolizzato discussioni e conferenze, divenendo quasi più centrale dei film in concorso. L’IA viene descritta da alcuni come un’opportunità per ampliare l’immaginazione visiva e narrativa, mentre altri la percepiscono come una minaccia diretta ai lavoratori del cinema. L’attenzione del pubblico è stata catturata dall’emergere del primo “attore digitale”, Tilly Norwood, generato interamente da algoritmi e già rappresentato da un’agenzia dedicata. Sui social il fenomeno è stato accolto con ironia e preoccupazione, con molti utenti che parlano di una vera e propria puntata di Black Mirror diventata realtà.
Dietro le quinte, intanto, la tecnologia avanza. Alcuni registi stanno sperimentando l’uso dell’IA per redigere bozze di sceneggiature, con reazioni tiepide (quando non ostili) da parte degli sceneggiatori. Anche nei reparti creativi si affacciano nuove possibilità: costumisti e designer stanno testando modelli generativi per immaginare abiti destinati al set e ai red carpet. E continua a circolare la voce, mai confermata, che un famoso attore abbia venduto i diritti digitali della propria immagine per progetti futuri interamente virtuali.
Sulle fonti disponibili emerge però una versione più precisa: Bruce Willis è stato indicato come il primo attore ad aver ceduto i diritti del proprio volto per l’uso tramite IA, grazie alla collaborazione con la società Deepcake. Questa avrebbe creato un “gemello digitale” utilizzabile in film e pubblicità. Successivamente, il team dell’attore ha smentito: nessuna cessione definitiva dei diritti, solo l’autorizzazione all’uso del suo volto per una singola pubblicità russa, realizzata tramite deepfake nel 2021. Il caso resta comunque emblematico del nuovo terreno scivoloso in cui sta entrando l’industria.
Mentre il settore si interroga, anche gli spettatori vengono chiamati a scegliere da che parte stare: preferire la perfezione controllata di un volto digitale o l’imperfezione autentica dell’espressione umana? Una domanda che, più di altre, rivela la posta in gioco. Il cinema sta cambiando velocemente, e la sfida sarà preservare la sua anima in un’epoca in cui i pixel sembrano pronti a prendere il controllo.
Nel frattempo, le piattaforme continuano a proporre titoli attesissimi. Tra le uscite imminenti: Griselda su Netflix, con Sofía Vergara nei panni della “regina della cocaina”; l’action comedy The Killer’s Game con Dave Bautista su Prime Video; e la seconda stagione di Andor su Disney+, molto attesa dai fan dell’universo Star Wars. Un promemoria che, nonostante le innovazioni digitali, il pubblico resta alla ricerca di storie capaci di emozionare.
Hollywood sta attraversando una trasformazione senza precedenti. L’intelligenza artificiale, entrata prima timidamente nei processi creativi, oggi è al centro di un dibattito che divide il settore. L’idea che un attore possa recitare in dieci film contemporaneamente senza mai varcare la soglia di un set non è più una fantasia da blockbuster, ma una possibilità concreta che affascina i produttori e inquieta molti professionisti.
Negli ultimi anni, registi di primo piano hanno sperimentato strumenti tecnologici sempre più avanzati. Robert Zemeckis ha ringiovanito digitalmente Tom Hanks in Here, mentre Guillermo del Toro ha annunciato l’intenzione di utilizzare algoritmi per il design dei suoi futuri mostri cinematografici. Nel 2026 arriverà Critterz, il primo lungometraggio realizzato interamente tramite intelligenza artificiale, a conferma di un trend in rapido consolidamento. La prospettiva di ridurre i costi e accelerare la produzione entusiasma gli studios, ma apre interrogativi profondi sul futuro di comparse, ruoli minori e figure tecniche.
Al Festival di Venezia 2025 il tema ha monopolizzato discussioni e conferenze, divenendo quasi più centrale dei film in concorso. L’IA viene descritta da alcuni come un’opportunità per ampliare l’immaginazione visiva e narrativa, mentre altri la percepiscono come una minaccia diretta ai lavoratori del cinema. L’attenzione del pubblico è stata catturata dall’emergere del primo “attore digitale”, Tilly Norwood, generato interamente da algoritmi e già rappresentato da un’agenzia dedicata. Sui social il fenomeno è stato accolto con ironia e preoccupazione, con molti utenti che parlano di una vera e propria puntata di Black Mirror diventata realtà.
Dietro le quinte, intanto, la tecnologia avanza. Alcuni registi stanno sperimentando l’uso dell’IA per redigere bozze di sceneggiature, con reazioni tiepide (quando non ostili) da parte degli sceneggiatori. Anche nei reparti creativi si affacciano nuove possibilità: costumisti e designer stanno testando modelli generativi per immaginare abiti destinati al set e ai red carpet. E continua a circolare la voce, mai confermata, che un famoso attore abbia venduto i diritti digitali della propria immagine per progetti futuri interamente virtuali.
Sulle fonti disponibili emerge però una versione più precisa: Bruce Willis è stato indicato come il primo attore ad aver ceduto i diritti del proprio volto per l’uso tramite IA, grazie alla collaborazione con la società Deepcake. Questa avrebbe creato un “gemello digitale” utilizzabile in film e pubblicità. Successivamente, il team dell’attore ha smentito: nessuna cessione definitiva dei diritti, solo l’autorizzazione all’uso del suo volto per una singola pubblicità russa, realizzata tramite deepfake nel 2021. Il caso resta comunque emblematico del nuovo terreno scivoloso in cui sta entrando l’industria.
Mentre il settore si interroga, anche gli spettatori vengono chiamati a scegliere da che parte stare: preferire la perfezione controllata di un volto digitale o l’imperfezione autentica dell’espressione umana? Una domanda che, più di altre, rivela la posta in gioco. Il cinema sta cambiando velocemente, e la sfida sarà preservare la sua anima in un’epoca in cui i pixel sembrano pronti a prendere il controllo.
Nel frattempo, le piattaforme continuano a proporre titoli attesissimi. Tra le uscite imminenti: Griselda su Netflix, con Sofía Vergara nei panni della “regina della cocaina”; l’action comedy The Killer’s Game con Dave Bautista su Prime Video; e la seconda stagione di Andor su Disney+, molto attesa dai fan dell’universo Star Wars. Un promemoria che, nonostante le innovazioni digitali, il pubblico resta alla ricerca di storie capaci di emozionare.
12 dicembre 2025
12 dicembre 2025
Giorgia Anna Pizzichillo
A cura di