TRA LE RIGHE - TASSA DI SOGGIORNO A TRANI: TRA NUMERI TURISTICI IN CRESCITA E RESPONSABILITA' POLITICA
TRA LE RIGHE - TASSA DI SOGGIORNO A TRANI: TRA NUMERI TURISTICI IN CRESCITA E RESPONSABILITA' POLITICA
28 gennaio 2026
A cura di
Antonio Nenna

La proposta di introdurre la tassa di soggiorno nel Comune di Trani si innesta in un quadro economico e sociale di grande trasformazione per la città pugliese, che negli ultimi anni ha rafforzato la sua identità turistica pur mantenendo una vocazione culturale e storica radicata. Comprendere cosa significa questa imposta, i numeri reali del turismo tranese e le criticità di una sua applicazione anticipata è fondamentale per un dibattito che non può limitarsi alle ideologie, ma deve guardare ai fatti, alle tendenze e al futuro di Trani.
La tassa di soggiorno disciplinata dall’articolo 4 del Decreto Legislativo 14 marzo 2011, n. 23 è un tributo comunale applicato ai visitatori non residenti che pernottano nelle strutture ricettive del territorio. Ogni Comune ha autonomia nella definizione delle tariffe e delle modalità, entro un tetto massimo per notte fissato dalla normativa nazionale. La finalità dichiarata è quella di reperire risorse da investire in servizi turistici, manutenzione urbana, elementi culturali e infrastrutture di accoglienza affinché la qualità dell’esperienza del visitatore venga migliorata e, al contempo, si riduca l’impatto sulla comunità residente.
Dal punto di vista dei numeri turistici locali, Trani ha dimostrato negli ultimi anni una dinamica di crescita significativa. Secondo i dati presentati da Puglia Promozione alla Borsa Internazionale del Turismo, nel 2024 la città ha registrato 77.525 arrivi (+10,3% rispetto all’anno precedente) e 160.361 presenze (+9,9%), confermando un trend positivo continuativo. Questo andamento si inscrive in una più ampia ripresa del turismo regionale: in Puglia nel 2023 le presenze negli esercizi ricettivi sono aumentate del +4,4% rispetto al 2022 e dell’+8,9% rispetto al 2019, con oltre 16,8 milioni di pernottamenti registrati.
Storicamente, Trani ha compiuto un percorso di riscoperta: tra il 2015 e il 2019, prima della pandemia, le presenze turistiche quasi raddoppiarono, passando da livelli già notevoli a superare le 110.000 notti nel 2019. Nel 2022, nonostante le sfide post-Covid, la città ottenne incrementi sia negli arrivi sia nelle presenze rispetto agli anni pre-pandemia, ulteriore testimonianza della resilienza del prodotto turistico locale.
Eppure, nonostante questi progressi, la permanenza media dei visitatori nel territorio provinciale (Barletta-Andria-Trani) resta contenuta, con circa 2,4 giorni in media dopo il Covid, e una significativa parte della domanda proviene da turisti nazionali o da soggiorni brevi.
In questo contesto, la discussione sulla tassa di soggiorno non può prescindere da tre ordini di riflessione:
Competitività e profilo turistico locale. Se è vero che la crescita di presenze indica una maggiore attrattività, è altrettanto evidente che Trani non compete (ancora) con grandi centri d’arte o con destinazioni di massa come Firenze o Roma, dove la tassa genera decine di milioni di euro all’anno. A Firenze, ad esempio, l’imposta ha prodotto quasi 77 milioni di euro nel 2024, cifra resa possibile da un flusso turistico internazionale enorme e consolidato. Applicare una tassa in una fase in cui la destinazione sta consolidando la sua identità rischia di penalizzare l’offerta locale senza assicurare introiti proporzionati all’incremento dei servizi.
Utilizzo delle risorse: trasparenza e vincoli. La normativa consente ai Comuni di destinare il gettito a interventi legati al turismo, ma in molte realtà italiane tali fondi finiscono per essere impiegati in voci di bilancio non direttamente riconducibili alla manutenzione dei beni culturali o all’accoglienza (ad esempio, copertura di spese ordinarie). Secondo osservatori nazionali, nel 2023 i comuni italiani hanno incassato oltre 700 milioni di euro dalla tassa di soggiorno, ma permane il problema della trasparenza sull’utilizzo effettivo delle risorse.
Dialogo con gli operatori e sostenibilità dell’iniziativa. Gli imprenditori turistici locali, alberghi, B&B, affittacamere svolgono un ruolo cruciale nello sviluppo dell’offerta ricettiva. Chiedere a questi stessi soggetti di fungere da punti di riscossione senza un piano strategico di accompagnamento e con tariffe non differenziate per permanenze più lunghe può risultare controproducente, soprattutto in un territorio dove molte strutture sono di piccola dimensione.
A fronte di queste considerazioni, la nostra posizione istituzionale esprime una netta critica alla tempestiva introduzione della tassa, non per un rifiuto ideologico del tributo in sé, ma per una valutazione realistica del profilo turistico tranese e delle priorità di sviluppo. La crescita, infatti, non si misura solo in percentuali di arrivi e presenze, ma in capacità di trasformare queste visite in valore duraturo: qualità dei servizi, permanenze più lunghe, occupazione qualificata, manutenzione dei beni culturali e potenziamento infrastrutturale.
In definitiva, prima di adottare la tassa di soggiorno, sarebbe auspicabile consolidare un modello turistico integrato, con piani di marketing territoriale, offerte culturali di respiro internazionale, iniziative che valorizzino la storia tranese dal suo celebre porto medievale all’architettura romanica della Cattedrale, e strumenti di governance partecipata. Solo in un simile quadro la tassa di soggiorno potrà diventare non un ostacolo, ma uno strumento di sviluppo sostenibile, condiviso e trasparente per Trani e i suoi cittadini.
La proposta di introdurre la tassa di soggiorno nel Comune di Trani si innesta in un quadro economico e sociale di grande trasformazione per la città pugliese, che negli ultimi anni ha rafforzato la sua identità turistica pur mantenendo una vocazione culturale e storica radicata. Comprendere cosa significa questa imposta, i numeri reali del turismo tranese e le criticità di una sua applicazione anticipata è fondamentale per un dibattito che non può limitarsi alle ideologie, ma deve guardare ai fatti, alle tendenze e al futuro di Trani.
La tassa di soggiorno disciplinata dall’articolo 4 del Decreto Legislativo 14 marzo 2011, n. 23 è un tributo comunale applicato ai visitatori non residenti che pernottano nelle strutture ricettive del territorio. Ogni Comune ha autonomia nella definizione delle tariffe e delle modalità, entro un tetto massimo per notte fissato dalla normativa nazionale. La finalità dichiarata è quella di reperire risorse da investire in servizi turistici, manutenzione urbana, elementi culturali e infrastrutture di accoglienza affinché la qualità dell’esperienza del visitatore venga migliorata e, al contempo, si riduca l’impatto sulla comunità residente.
Dal punto di vista dei numeri turistici locali, Trani ha dimostrato negli ultimi anni una dinamica di crescita significativa. Secondo i dati presentati da Puglia Promozione alla Borsa Internazionale del Turismo, nel 2024 la città ha registrato 77.525 arrivi (+10,3% rispetto all’anno precedente) e 160.361 presenze (+9,9%), confermando un trend positivo continuativo. Questo andamento si inscrive in una più ampia ripresa del turismo regionale: in Puglia nel 2023 le presenze negli esercizi ricettivi sono aumentate del +4,4% rispetto al 2022 e dell’+8,9% rispetto al 2019, con oltre 16,8 milioni di pernottamenti registrati.
Storicamente, Trani ha compiuto un percorso di riscoperta: tra il 2015 e il 2019, prima della pandemia, le presenze turistiche quasi raddoppiarono, passando da livelli già notevoli a superare le 110.000 notti nel 2019. Nel 2022, nonostante le sfide post-Covid, la città ottenne incrementi sia negli arrivi sia nelle presenze rispetto agli anni pre-pandemia, ulteriore testimonianza della resilienza del prodotto turistico locale.
Eppure, nonostante questi progressi, la permanenza media dei visitatori nel territorio provinciale (Barletta-Andria-Trani) resta contenuta, con circa 2,4 giorni in media dopo il Covid, e una significativa parte della domanda proviene da turisti nazionali o da soggiorni brevi.
In questo contesto, la discussione sulla tassa di soggiorno non può prescindere da tre ordini di riflessione:
Competitività e profilo turistico locale. Se è vero che la crescita di presenze indica una maggiore attrattività, è altrettanto evidente che Trani non compete (ancora) con grandi centri d’arte o con destinazioni di massa come Firenze o Roma, dove la tassa genera decine di milioni di euro all’anno. A Firenze, ad esempio, l’imposta ha prodotto quasi 77 milioni di euro nel 2024, cifra resa possibile da un flusso turistico internazionale enorme e consolidato. Applicare una tassa in una fase in cui la destinazione sta consolidando la sua identità rischia di penalizzare l’offerta locale senza assicurare introiti proporzionati all’incremento dei servizi.
Utilizzo delle risorse: trasparenza e vincoli. La normativa consente ai Comuni di destinare il gettito a interventi legati al turismo, ma in molte realtà italiane tali fondi finiscono per essere impiegati in voci di bilancio non direttamente riconducibili alla manutenzione dei beni culturali o all’accoglienza (ad esempio, copertura di spese ordinarie). Secondo osservatori nazionali, nel 2023 i comuni italiani hanno incassato oltre 700 milioni di euro dalla tassa di soggiorno, ma permane il problema della trasparenza sull’utilizzo effettivo delle risorse.
Dialogo con gli operatori e sostenibilità dell’iniziativa. Gli imprenditori turistici locali, alberghi, B&B, affittacamere svolgono un ruolo cruciale nello sviluppo dell’offerta ricettiva. Chiedere a questi stessi soggetti di fungere da punti di riscossione senza un piano strategico di accompagnamento e con tariffe non differenziate per permanenze più lunghe può risultare controproducente, soprattutto in un territorio dove molte strutture sono di piccola dimensione.
A fronte di queste considerazioni, la nostra posizione istituzionale esprime una netta critica alla tempestiva introduzione della tassa, non per un rifiuto ideologico del tributo in sé, ma per una valutazione realistica del profilo turistico tranese e delle priorità di sviluppo. La crescita, infatti, non si misura solo in percentuali di arrivi e presenze, ma in capacità di trasformare queste visite in valore duraturo: qualità dei servizi, permanenze più lunghe, occupazione qualificata, manutenzione dei beni culturali e potenziamento infrastrutturale.
In definitiva, prima di adottare la tassa di soggiorno, sarebbe auspicabile consolidare un modello turistico integrato, con piani di marketing territoriale, offerte culturali di respiro internazionale, iniziative che valorizzino la storia tranese dal suo celebre porto medievale all’architettura romanica della Cattedrale, e strumenti di governance partecipata. Solo in un simile quadro la tassa di soggiorno potrà diventare non un ostacolo, ma uno strumento di sviluppo sostenibile, condiviso e trasparente per Trani e i suoi cittadini.
La proposta di introdurre la tassa di soggiorno nel Comune di Trani si innesta in un quadro economico e sociale di grande trasformazione per la città pugliese, che negli ultimi anni ha rafforzato la sua identità turistica pur mantenendo una vocazione culturale e storica radicata. Comprendere cosa significa questa imposta, i numeri reali del turismo tranese e le criticità di una sua applicazione anticipata è fondamentale per un dibattito che non può limitarsi alle ideologie, ma deve guardare ai fatti, alle tendenze e al futuro di Trani.
La tassa di soggiorno disciplinata dall’articolo 4 del Decreto Legislativo 14 marzo 2011, n. 23 è un tributo comunale applicato ai visitatori non residenti che pernottano nelle strutture ricettive del territorio. Ogni Comune ha autonomia nella definizione delle tariffe e delle modalità, entro un tetto massimo per notte fissato dalla normativa nazionale. La finalità dichiarata è quella di reperire risorse da investire in servizi turistici, manutenzione urbana, elementi culturali e infrastrutture di accoglienza affinché la qualità dell’esperienza del visitatore venga migliorata e, al contempo, si riduca l’impatto sulla comunità residente.
Dal punto di vista dei numeri turistici locali, Trani ha dimostrato negli ultimi anni una dinamica di crescita significativa. Secondo i dati presentati da Puglia Promozione alla Borsa Internazionale del Turismo, nel 2024 la città ha registrato 77.525 arrivi (+10,3% rispetto all’anno precedente) e 160.361 presenze (+9,9%), confermando un trend positivo continuativo. Questo andamento si inscrive in una più ampia ripresa del turismo regionale: in Puglia nel 2023 le presenze negli esercizi ricettivi sono aumentate del +4,4% rispetto al 2022 e dell’+8,9% rispetto al 2019, con oltre 16,8 milioni di pernottamenti registrati.
Storicamente, Trani ha compiuto un percorso di riscoperta: tra il 2015 e il 2019, prima della pandemia, le presenze turistiche quasi raddoppiarono, passando da livelli già notevoli a superare le 110.000 notti nel 2019. Nel 2022, nonostante le sfide post-Covid, la città ottenne incrementi sia negli arrivi sia nelle presenze rispetto agli anni pre-pandemia, ulteriore testimonianza della resilienza del prodotto turistico locale.
Eppure, nonostante questi progressi, la permanenza media dei visitatori nel territorio provinciale (Barletta-Andria-Trani) resta contenuta, con circa 2,4 giorni in media dopo il Covid, e una significativa parte della domanda proviene da turisti nazionali o da soggiorni brevi.
In questo contesto, la discussione sulla tassa di soggiorno non può prescindere da tre ordini di riflessione:
Competitività e profilo turistico locale. Se è vero che la crescita di presenze indica una maggiore attrattività, è altrettanto evidente che Trani non compete (ancora) con grandi centri d’arte o con destinazioni di massa come Firenze o Roma, dove la tassa genera decine di milioni di euro all’anno. A Firenze, ad esempio, l’imposta ha prodotto quasi 77 milioni di euro nel 2024, cifra resa possibile da un flusso turistico internazionale enorme e consolidato. Applicare una tassa in una fase in cui la destinazione sta consolidando la sua identità rischia di penalizzare l’offerta locale senza assicurare introiti proporzionati all’incremento dei servizi.
Utilizzo delle risorse: trasparenza e vincoli. La normativa consente ai Comuni di destinare il gettito a interventi legati al turismo, ma in molte realtà italiane tali fondi finiscono per essere impiegati in voci di bilancio non direttamente riconducibili alla manutenzione dei beni culturali o all’accoglienza (ad esempio, copertura di spese ordinarie). Secondo osservatori nazionali, nel 2023 i comuni italiani hanno incassato oltre 700 milioni di euro dalla tassa di soggiorno, ma permane il problema della trasparenza sull’utilizzo effettivo delle risorse.
Dialogo con gli operatori e sostenibilità dell’iniziativa. Gli imprenditori turistici locali, alberghi, B&B, affittacamere svolgono un ruolo cruciale nello sviluppo dell’offerta ricettiva. Chiedere a questi stessi soggetti di fungere da punti di riscossione senza un piano strategico di accompagnamento e con tariffe non differenziate per permanenze più lunghe può risultare controproducente, soprattutto in un territorio dove molte strutture sono di piccola dimensione.
A fronte di queste considerazioni, la nostra posizione istituzionale esprime una netta critica alla tempestiva introduzione della tassa, non per un rifiuto ideologico del tributo in sé, ma per una valutazione realistica del profilo turistico tranese e delle priorità di sviluppo. La crescita, infatti, non si misura solo in percentuali di arrivi e presenze, ma in capacità di trasformare queste visite in valore duraturo: qualità dei servizi, permanenze più lunghe, occupazione qualificata, manutenzione dei beni culturali e potenziamento infrastrutturale.
In definitiva, prima di adottare la tassa di soggiorno, sarebbe auspicabile consolidare un modello turistico integrato, con piani di marketing territoriale, offerte culturali di respiro internazionale, iniziative che valorizzino la storia tranese dal suo celebre porto medievale all’architettura romanica della Cattedrale, e strumenti di governance partecipata. Solo in un simile quadro la tassa di soggiorno potrà diventare non un ostacolo, ma uno strumento di sviluppo sostenibile, condiviso e trasparente per Trani e i suoi cittadini.
28 gennaio 2026
28 gennaio 2026
Antonio Nenna
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