CARPE CINEMA - STRANGER THINGS E LA DIFFICILE ARTE DI DIVENTARE ADULTI

CARPE CINEMA - STRANGER THINGS E LA DIFFICILE ARTE DI DIVENTARE ADULTI

26 gennaio 2026

A cura di

Ivan Di Falco

La fine di un’era è sempre un momento che rimane fisso nelle nostre menti e nelle nostre coscienze. È come una fotografia scattata in un istante preciso: cambia a seconda di chi la guarda, tante angolazioni diverse dello stesso luogo immaginario.

Credo che la fine di una serie che accompagna i suoi spettatori per più di nove anni possa essere vissuta in due modi. C’è chi si guarda indietro, osserva il percorso fatto, le cose imparate, quanto è cresciuto, e con un sorriso speranzoso si volta verso il futuro, curioso di ciò che verrà. E poi c’è chi si guarda indietro con rammarico, ripensando ai momenti passati insieme, collegandoli a periodi precisi della propria vita. Come se, crescendo i personaggi, fosse cresciuto anche lui. E fa fatica a guardare avanti, perché non sa cosa lo aspetta, non sa se tutto sembrerà ancora così “stranamente” bello.

Beh, giuria… io senza dubbio mi riconosco nella prima categoria.

Stranger Things (2016–2025) è stata una serie epocale, capace di raggiungere traguardi storici e difficilmente replicabili. Ha raccontato la storia di un gruppo di ragazzi appassionati di Dungeons & Dragons, di come abbiano dovuto affrontare prove oltre la semplice immaginazione. Ma soprattutto ha raccontato quanto sia difficile crescere, entrare in un mondo oscuro e ricco di paure. Non il Sottosopra, né la Dimensione X o il cosiddetto “Abisso”. No. Il mondo dei cosiddetti adulti. Perché se da un lato abbiamo seguito le vicende di questi ragazzi e delle sfide che hanno dovuto affrontare, dall’altro abbiamo visto riflessa la nostra stessa storia. Senza Demogorgoni o mostri di altre dimensioni, certo, ma con paure reali: insicurezze, smarrimento e, soprattutto, la paura di diventare grandi. Poi passano gli anni e tutto sembra diverso. Rivedere oggi i primi episodi ha un sapore completamente nuovo, come quando le caramelle non sembrano più buone come le ricordavi. Ma forse non è cambiato il loro sapore: è cambiato il gusto di chi le assaggia.

Questo articolo vuole essere un addio più che una recensione formale. Su Stranger Things esistono pareri opposti: c’è chi ha disprezzato l’ultima stagione per il finale inconcludente, i buchi di trama e le incoerenze con il passato, e chi invece l’ha amata senza nemmeno saper spiegare fino in fondo il perché. Io, pur non essendo impazzito di gioia per l’ultima stagione, sento il bisogno di dare un ultimo abbraccio metaforico a questa grande serie. E poi, proprio come i protagonisti, volgere lo sguardo avanti, pronto ad affrontare le prossime prove che la vita mi metterà sul cammino.

E con questo, la seduta è tolta. La mia arringa termina qui, ma il processo del Cinema continua ogni volta che le luci in sala si abbassano. Io sono il suo Avvocato, il suo difensore appassionato. Voi, giuria popolare, avete ascoltato le prove: ora sta a voi emettere il vostro verdetto, articolo dopo articolo.

Carpe Cinema. Sempre.

La fine di un’era è sempre un momento che rimane fisso nelle nostre menti e nelle nostre coscienze. È come una fotografia scattata in un istante preciso: cambia a seconda di chi la guarda, tante angolazioni diverse dello stesso luogo immaginario.

Credo che la fine di una serie che accompagna i suoi spettatori per più di nove anni possa essere vissuta in due modi. C’è chi si guarda indietro, osserva il percorso fatto, le cose imparate, quanto è cresciuto, e con un sorriso speranzoso si volta verso il futuro, curioso di ciò che verrà. E poi c’è chi si guarda indietro con rammarico, ripensando ai momenti passati insieme, collegandoli a periodi precisi della propria vita. Come se, crescendo i personaggi, fosse cresciuto anche lui. E fa fatica a guardare avanti, perché non sa cosa lo aspetta, non sa se tutto sembrerà ancora così “stranamente” bello.

Beh, giuria… io senza dubbio mi riconosco nella prima categoria.

Stranger Things (2016–2025) è stata una serie epocale, capace di raggiungere traguardi storici e difficilmente replicabili. Ha raccontato la storia di un gruppo di ragazzi appassionati di Dungeons & Dragons, di come abbiano dovuto affrontare prove oltre la semplice immaginazione. Ma soprattutto ha raccontato quanto sia difficile crescere, entrare in un mondo oscuro e ricco di paure. Non il Sottosopra, né la Dimensione X o il cosiddetto “Abisso”. No. Il mondo dei cosiddetti adulti. Perché se da un lato abbiamo seguito le vicende di questi ragazzi e delle sfide che hanno dovuto affrontare, dall’altro abbiamo visto riflessa la nostra stessa storia. Senza Demogorgoni o mostri di altre dimensioni, certo, ma con paure reali: insicurezze, smarrimento e, soprattutto, la paura di diventare grandi. Poi passano gli anni e tutto sembra diverso. Rivedere oggi i primi episodi ha un sapore completamente nuovo, come quando le caramelle non sembrano più buone come le ricordavi. Ma forse non è cambiato il loro sapore: è cambiato il gusto di chi le assaggia.

Questo articolo vuole essere un addio più che una recensione formale. Su Stranger Things esistono pareri opposti: c’è chi ha disprezzato l’ultima stagione per il finale inconcludente, i buchi di trama e le incoerenze con il passato, e chi invece l’ha amata senza nemmeno saper spiegare fino in fondo il perché. Io, pur non essendo impazzito di gioia per l’ultima stagione, sento il bisogno di dare un ultimo abbraccio metaforico a questa grande serie. E poi, proprio come i protagonisti, volgere lo sguardo avanti, pronto ad affrontare le prossime prove che la vita mi metterà sul cammino.

E con questo, la seduta è tolta. La mia arringa termina qui, ma il processo del Cinema continua ogni volta che le luci in sala si abbassano. Io sono il suo Avvocato, il suo difensore appassionato. Voi, giuria popolare, avete ascoltato le prove: ora sta a voi emettere il vostro verdetto, articolo dopo articolo.

Carpe Cinema. Sempre.

La fine di un’era è sempre un momento che rimane fisso nelle nostre menti e nelle nostre coscienze. È come una fotografia scattata in un istante preciso: cambia a seconda di chi la guarda, tante angolazioni diverse dello stesso luogo immaginario.

Credo che la fine di una serie che accompagna i suoi spettatori per più di nove anni possa essere vissuta in due modi. C’è chi si guarda indietro, osserva il percorso fatto, le cose imparate, quanto è cresciuto, e con un sorriso speranzoso si volta verso il futuro, curioso di ciò che verrà. E poi c’è chi si guarda indietro con rammarico, ripensando ai momenti passati insieme, collegandoli a periodi precisi della propria vita. Come se, crescendo i personaggi, fosse cresciuto anche lui. E fa fatica a guardare avanti, perché non sa cosa lo aspetta, non sa se tutto sembrerà ancora così “stranamente” bello.

Beh, giuria… io senza dubbio mi riconosco nella prima categoria.

Stranger Things (2016–2025) è stata una serie epocale, capace di raggiungere traguardi storici e difficilmente replicabili. Ha raccontato la storia di un gruppo di ragazzi appassionati di Dungeons & Dragons, di come abbiano dovuto affrontare prove oltre la semplice immaginazione. Ma soprattutto ha raccontato quanto sia difficile crescere, entrare in un mondo oscuro e ricco di paure. Non il Sottosopra, né la Dimensione X o il cosiddetto “Abisso”. No. Il mondo dei cosiddetti adulti. Perché se da un lato abbiamo seguito le vicende di questi ragazzi e delle sfide che hanno dovuto affrontare, dall’altro abbiamo visto riflessa la nostra stessa storia. Senza Demogorgoni o mostri di altre dimensioni, certo, ma con paure reali: insicurezze, smarrimento e, soprattutto, la paura di diventare grandi. Poi passano gli anni e tutto sembra diverso. Rivedere oggi i primi episodi ha un sapore completamente nuovo, come quando le caramelle non sembrano più buone come le ricordavi. Ma forse non è cambiato il loro sapore: è cambiato il gusto di chi le assaggia.

Questo articolo vuole essere un addio più che una recensione formale. Su Stranger Things esistono pareri opposti: c’è chi ha disprezzato l’ultima stagione per il finale inconcludente, i buchi di trama e le incoerenze con il passato, e chi invece l’ha amata senza nemmeno saper spiegare fino in fondo il perché. Io, pur non essendo impazzito di gioia per l’ultima stagione, sento il bisogno di dare un ultimo abbraccio metaforico a questa grande serie. E poi, proprio come i protagonisti, volgere lo sguardo avanti, pronto ad affrontare le prossime prove che la vita mi metterà sul cammino.

E con questo, la seduta è tolta. La mia arringa termina qui, ma il processo del Cinema continua ogni volta che le luci in sala si abbassano. Io sono il suo Avvocato, il suo difensore appassionato. Voi, giuria popolare, avete ascoltato le prove: ora sta a voi emettere il vostro verdetto, articolo dopo articolo.

Carpe Cinema. Sempre.

26 gennaio 2026

26 gennaio 2026

Ivan Di Falco

A cura di

''Una riflessione su ciò che resta quando una storia finisce: non solo personaggi e scene iconiche, ma il modo in cui siamo cambiati guardandola''

''Una riflessione su ciò che resta quando una storia finisce: non solo personaggi e scene iconiche, ma il modo in cui siamo cambiati guardandola''

''Una riflessione su ciò che resta quando una storia finisce: non solo personaggi e scene iconiche, ma il modo in cui siamo cambiati guardandola''