STRONGHER - LA METIS, IL SIMBOLO, LA POESIA E LA GLORIA FEMMINILE NELLA GRECIA ARCAICA

STRONGHER - LA METIS, IL SIMBOLO, LA POESIA E LA GLORIA FEMMINILE NELLA GRECIA ARCAICA

18 gennaio 2026

A cura di

Grazia Corraro

Quando si pensa allo sport nell’antica Grecia, l’immagine che emerge è quasi sempre maschile: corpi definiti, gare atletiche, metis (onore e gloria) olimpica riservata agli uomini liberi. Eppure, dietro questa narrazione dominante, il ruolo delle donne nelle attività sportive greche – e soprattutto la loro presenza nella letteratura arcaica – racconta una realtà più complessa e sfumata.

Alle Olimpiadi praticate a Olimpia, il più celebre degli agoni panellenici, la partecipazione femminile era rigidamente vietata alle donne sposate, le quali non potevano assistere alle gare "perché possano giacere sui corpi dei bei eroi". Tuttavia, questa esclusione non significava assenza totale dal mondo sportivo. Le giovani ragazze partecipavano alle Heraia, gare atletiche in onore di Era, che si svolgevano anch’esse a Olimpia. Le competizioni, principalmente di corsa, erano riservate a fanciulle non sposate e rappresentavano un importante rito di passaggio, legato alla formazione del corpo e all’integrazione nella comunità.

In alcune poleis, come Sparta, l’educazione fisica femminile era addirittura incoraggiata. Le ragazze spartane praticavano corsa, lancio del disco e del giavellotto, convinte che un corpo forte avrebbe generato figli sani. Una concezione che rompeva con il modello ateniese e che non mancò di suscitare scandalo e critiche nel resto del mondo greco.

A illuminare questo scenario non sono soltanto le fonti storiche, ma anche le testimonianze poetiche della letteratura arcaica greca, che restituiscono una visione meno istituzionale e più simbolica del rapporto tra donne e sport. Nei cori lirici, soprattutto quelli legati ai contesti rituali, il corpo femminile in movimento assume un valore estetico e comunitario. Alcman, poeta spartano del VII secolo a.C., descrive giovani ragazze:


«Non potrei lodare abbastanza

Agido: la vedo come il sole,

che splende chiaro per noi.

Accanto a lei Agèsicora

brilla come un cavallo da corsa

tra un gregge di vacche.» (dal fr. 1PMG)


Curioso come Alcman si contrapponga con estrema delicatezza all'amato Semonide che fa delle donne una satira assai curiosa e simpatica che non basta essere sfogliata per essere capita, ma letta.

Ancora più significativa è la voce di Saffo: «Alcuni dicono che la cosa più bella sulla nera terra sia una schiera di cavalieri, altri di fanti, altri di navi; io invece dico: ciò che uno ama.» (dal fr. 16 Voigt)

Purché ella, non parlando di competizioni atletiche in senso stretto, celebra il corpo femminile, la bellezza, l’agilità e la forza emotiva delle donne. Nei suoi versi, l’educazione del corpo e della sensibilità si intrecciano, suggerendo un’idea di “areté” femminile diversa ma non inferiore a quella maschile. La poesia arcaica, dunque, colma in parte il silenzio delle istituzioni sportive ufficiali, offrendo uno spazio di visibilità alle donne. Se le Olimpiadi erano un palcoscenico esclusivamente maschile, la letteratura e i rituali collettivi permisero al corpo femminile di esprimersi, di essere visto e celebrato.

Il mondo greco antico, lontano dall’essere monolitico, mostra così una tensione costante tra esclusione e partecipazione, tra norma e pratica. E proprio in questa tensione emerge il ruolo delle donne: non protagoniste delle Olimpiadi, ma figure centrali in un sistema culturale che, attraverso lo sport e la poesia, definiva identità, valori e appartenenza.

Quando si pensa allo sport nell’antica Grecia, l’immagine che emerge è quasi sempre maschile: corpi definiti, gare atletiche, metis (onore e gloria) olimpica riservata agli uomini liberi. Eppure, dietro questa narrazione dominante, il ruolo delle donne nelle attività sportive greche – e soprattutto la loro presenza nella letteratura arcaica – racconta una realtà più complessa e sfumata.

Alle Olimpiadi praticate a Olimpia, il più celebre degli agoni panellenici, la partecipazione femminile era rigidamente vietata alle donne sposate, le quali non potevano assistere alle gare "perché possano giacere sui corpi dei bei eroi". Tuttavia, questa esclusione non significava assenza totale dal mondo sportivo. Le giovani ragazze partecipavano alle Heraia, gare atletiche in onore di Era, che si svolgevano anch’esse a Olimpia. Le competizioni, principalmente di corsa, erano riservate a fanciulle non sposate e rappresentavano un importante rito di passaggio, legato alla formazione del corpo e all’integrazione nella comunità.

In alcune poleis, come Sparta, l’educazione fisica femminile era addirittura incoraggiata. Le ragazze spartane praticavano corsa, lancio del disco e del giavellotto, convinte che un corpo forte avrebbe generato figli sani. Una concezione che rompeva con il modello ateniese e che non mancò di suscitare scandalo e critiche nel resto del mondo greco.

A illuminare questo scenario non sono soltanto le fonti storiche, ma anche le testimonianze poetiche della letteratura arcaica greca, che restituiscono una visione meno istituzionale e più simbolica del rapporto tra donne e sport. Nei cori lirici, soprattutto quelli legati ai contesti rituali, il corpo femminile in movimento assume un valore estetico e comunitario. Alcman, poeta spartano del VII secolo a.C., descrive giovani ragazze:


«Non potrei lodare abbastanza

Agido: la vedo come il sole,

che splende chiaro per noi.

Accanto a lei Agèsicora

brilla come un cavallo da corsa

tra un gregge di vacche.» (dal fr. 1PMG)


Curioso come Alcman si contrapponga con estrema delicatezza all'amato Semonide che fa delle donne una satira assai curiosa e simpatica che non basta essere sfogliata per essere capita, ma letta.

Ancora più significativa è la voce di Saffo: «Alcuni dicono che la cosa più bella sulla nera terra sia una schiera di cavalieri, altri di fanti, altri di navi; io invece dico: ciò che uno ama.» (dal fr. 16 Voigt)

Purché ella, non parlando di competizioni atletiche in senso stretto, celebra il corpo femminile, la bellezza, l’agilità e la forza emotiva delle donne. Nei suoi versi, l’educazione del corpo e della sensibilità si intrecciano, suggerendo un’idea di “areté” femminile diversa ma non inferiore a quella maschile. La poesia arcaica, dunque, colma in parte il silenzio delle istituzioni sportive ufficiali, offrendo uno spazio di visibilità alle donne. Se le Olimpiadi erano un palcoscenico esclusivamente maschile, la letteratura e i rituali collettivi permisero al corpo femminile di esprimersi, di essere visto e celebrato.

Il mondo greco antico, lontano dall’essere monolitico, mostra così una tensione costante tra esclusione e partecipazione, tra norma e pratica. E proprio in questa tensione emerge il ruolo delle donne: non protagoniste delle Olimpiadi, ma figure centrali in un sistema culturale che, attraverso lo sport e la poesia, definiva identità, valori e appartenenza.

Quando si pensa allo sport nell’antica Grecia, l’immagine che emerge è quasi sempre maschile: corpi definiti, gare atletiche, metis (onore e gloria) olimpica riservata agli uomini liberi. Eppure, dietro questa narrazione dominante, il ruolo delle donne nelle attività sportive greche – e soprattutto la loro presenza nella letteratura arcaica – racconta una realtà più complessa e sfumata.

Alle Olimpiadi praticate a Olimpia, il più celebre degli agoni panellenici, la partecipazione femminile era rigidamente vietata alle donne sposate, le quali non potevano assistere alle gare "perché possano giacere sui corpi dei bei eroi". Tuttavia, questa esclusione non significava assenza totale dal mondo sportivo. Le giovani ragazze partecipavano alle Heraia, gare atletiche in onore di Era, che si svolgevano anch’esse a Olimpia. Le competizioni, principalmente di corsa, erano riservate a fanciulle non sposate e rappresentavano un importante rito di passaggio, legato alla formazione del corpo e all’integrazione nella comunità.

In alcune poleis, come Sparta, l’educazione fisica femminile era addirittura incoraggiata. Le ragazze spartane praticavano corsa, lancio del disco e del giavellotto, convinte che un corpo forte avrebbe generato figli sani. Una concezione che rompeva con il modello ateniese e che non mancò di suscitare scandalo e critiche nel resto del mondo greco.

A illuminare questo scenario non sono soltanto le fonti storiche, ma anche le testimonianze poetiche della letteratura arcaica greca, che restituiscono una visione meno istituzionale e più simbolica del rapporto tra donne e sport. Nei cori lirici, soprattutto quelli legati ai contesti rituali, il corpo femminile in movimento assume un valore estetico e comunitario. Alcman, poeta spartano del VII secolo a.C., descrive giovani ragazze:


«Non potrei lodare abbastanza

Agido: la vedo come il sole,

che splende chiaro per noi.

Accanto a lei Agèsicora

brilla come un cavallo da corsa

tra un gregge di vacche.» (dal fr. 1PMG)


Curioso come Alcman si contrapponga con estrema delicatezza all'amato Semonide che fa delle donne una satira assai curiosa e simpatica che non basta essere sfogliata per essere capita, ma letta.

Ancora più significativa è la voce di Saffo: «Alcuni dicono che la cosa più bella sulla nera terra sia una schiera di cavalieri, altri di fanti, altri di navi; io invece dico: ciò che uno ama.» (dal fr. 16 Voigt)

Purché ella, non parlando di competizioni atletiche in senso stretto, celebra il corpo femminile, la bellezza, l’agilità e la forza emotiva delle donne. Nei suoi versi, l’educazione del corpo e della sensibilità si intrecciano, suggerendo un’idea di “areté” femminile diversa ma non inferiore a quella maschile. La poesia arcaica, dunque, colma in parte il silenzio delle istituzioni sportive ufficiali, offrendo uno spazio di visibilità alle donne. Se le Olimpiadi erano un palcoscenico esclusivamente maschile, la letteratura e i rituali collettivi permisero al corpo femminile di esprimersi, di essere visto e celebrato.

Il mondo greco antico, lontano dall’essere monolitico, mostra così una tensione costante tra esclusione e partecipazione, tra norma e pratica. E proprio in questa tensione emerge il ruolo delle donne: non protagoniste delle Olimpiadi, ma figure centrali in un sistema culturale che, attraverso lo sport e la poesia, definiva identità, valori e appartenenza.

18 gennaio 2026

18 gennaio 2026

Grazia Corraro

A cura di

''Quando lo sport nell'antica Grecia viene raccontato solo al maschile: miti, esclusioni e narrazioni che hanno oscurato la presenza femminile''

''Quando lo sport nell'antica Grecia viene raccontato solo al maschile: miti, esclusioni e narrazioni che hanno oscurato la presenza femminile''

''Quando lo sport nell'antica Grecia viene raccontato solo al maschile: miti, esclusioni e narrazioni che hanno oscurato la presenza femminile''