ORIZZONTI DI ATTUALITA' - LA DRAMMATICA DISAFFEZIONE DALLA POLITICA

ORIZZONTI DI ATTUALITA' - LA DRAMMATICA DISAFFEZIONE DALLA POLITICA

24 novembre 2025

A cura di

Stefano Conte

Con quasi il 70% delle preferenze, Antonio Decaro è il nuovo presidente della regione Puglia: una vittoria già annunciata, ma di proporzioni assolute. Un plebiscito che ha premiato l’ex sindaco di Bari, che è riuscito a doppiare i risultati del candidato di centrodestra Luigi Lobuono.

I numeri da un lato confermano il legame pugliese col centrosinistra, che perdura dal 2005 con l’elezione di Nichi Vendola, candidato peraltro di estrazione comunista e primo capo regionale dichiaratamente omosessuale, dall’altro una disaffezione politica in costante aumento.

Nel 2005 l’affluenza definitiva si attestò al 70,49%, al 51,16% nel 2015 e al 41,83% oggi. Numeri ovviamente che non raccontano solo un calo drammatico a livello regionale, ma che fanno il paio con una tendenza nazionale in caduta libera (le ultime elezioni politiche nazionali hanno avuto un’affluenza del 63,91%). E, al di là dei giudizi sempre più caustici sulla volontà di non prendere parte al voto, bisogna iniziare a comprendere le cause di un fenomeno sempre più generalizzato.

Intervenuto subito dopo l’elezione, Decaro, che già si era espresso sul tema con uno spot che invitava al voto, di qualsiasi entità esso fosse, ha spiegato che “se i cittadini non si interessano alla politica, è perché la politica non si interessa a loro”.

In tutta la campagna elettorale pugliese, Decaro ha scelto di comunicare in maniera classica e canonica: comizi in mezzo alla gente, ascolto da nord a sud delle istanze dei cittadini, proposte di una linea programmatica sul presente e sul futuro della regione. Tutti gesti che si pongono in antitesi con l’idea attuale di politica, infarcita di slogan, demagogia, populismo, macchina del fango continua e assoluta distanza dai cittadini.

Proprio proponendosi in controtendenza, quindi facendo politica dal basso in mezzo a loro, Decaro ha reso ancora più evidente le profonde fratture che hanno allontanato sempre più gente dalla politica.

Per comprenderle, basta osservare un caso lampante avvenuto nella nostra città: come ogni campagna elettorale, sono stati montati diversi palchi in centro cittadino. Totalmente inutilizzati, hanno raccontato in maniera chiara i limiti e le falle della comunicazione contemporanea, non per ultima quella politica. In un’epoca in cui la nostra soglia di attenzione si attesta sugli otto secondi, essa infatti si svolge quasi unicamente sui social, nutrendosi di reel artificiali e frasi forti che si possano imprimere nella nostra mente il più possibile, toccando in profondità le nostre corde emotive.

Nessuno spazio non solo per la complessità, ma anche e soprattutto per il contraddittorio, per l’ascolto, per gli scambi di vedute e, in special modo, per l’ipotetico diverbio o scontro: insomma per il dialogo politico, vero sale della democrazia.

E, nonostante i dati drammatici di astensionismo, il neopresidente della Puglia ha tracciato un solco: per far affezionare quel 60% di persone che sono rimaste a casa, forse bisogna tornare indietro, stare in mezzo a loro, ascoltarli, coinvolgerli e farli sentire presenti e partecipi di qualcosa di concreto e condiviso. Insomma, tornare veramente in piazza.

Con quasi il 70% delle preferenze, Antonio Decaro è il nuovo presidente della regione Puglia: una vittoria già annunciata, ma di proporzioni assolute. Un plebiscito che ha premiato l’ex sindaco di Bari, che è riuscito a doppiare i risultati del candidato di centrodestra Luigi Lobuono.

I numeri da un lato confermano il legame pugliese col centrosinistra, che perdura dal 2005 con l’elezione di Nichi Vendola, candidato peraltro di estrazione comunista e primo capo regionale dichiaratamente omosessuale, dall’altro una disaffezione politica in costante aumento.

Nel 2005 l’affluenza definitiva si attestò al 70,49%, al 51,16% nel 2015 e al 41,83% oggi. Numeri ovviamente che non raccontano solo un calo drammatico a livello regionale, ma che fanno il paio con una tendenza nazionale in caduta libera (le ultime elezioni politiche nazionali hanno avuto un’affluenza del 63,91%). E, al di là dei giudizi sempre più caustici sulla volontà di non prendere parte al voto, bisogna iniziare a comprendere le cause di un fenomeno sempre più generalizzato.

Intervenuto subito dopo l’elezione, Decaro, che già si era espresso sul tema con uno spot che invitava al voto, di qualsiasi entità esso fosse, ha spiegato che “se i cittadini non si interessano alla politica, è perché la politica non si interessa a loro”.

In tutta la campagna elettorale pugliese, Decaro ha scelto di comunicare in maniera classica e canonica: comizi in mezzo alla gente, ascolto da nord a sud delle istanze dei cittadini, proposte di una linea programmatica sul presente e sul futuro della regione. Tutti gesti che si pongono in antitesi con l’idea attuale di politica, infarcita di slogan, demagogia, populismo, macchina del fango continua e assoluta distanza dai cittadini.

Proprio proponendosi in controtendenza, quindi facendo politica dal basso in mezzo a loro, Decaro ha reso ancora più evidente le profonde fratture che hanno allontanato sempre più gente dalla politica.

Per comprenderle, basta osservare un caso lampante avvenuto nella nostra città: come ogni campagna elettorale, sono stati montati diversi palchi in centro cittadino. Totalmente inutilizzati, hanno raccontato in maniera chiara i limiti e le falle della comunicazione contemporanea, non per ultima quella politica. In un’epoca in cui la nostra soglia di attenzione si attesta sugli otto secondi, essa infatti si svolge quasi unicamente sui social, nutrendosi di reel artificiali e frasi forti che si possano imprimere nella nostra mente il più possibile, toccando in profondità le nostre corde emotive.

Nessuno spazio non solo per la complessità, ma anche e soprattutto per il contraddittorio, per l’ascolto, per gli scambi di vedute e, in special modo, per l’ipotetico diverbio o scontro: insomma per il dialogo politico, vero sale della democrazia.

E, nonostante i dati drammatici di astensionismo, il neopresidente della Puglia ha tracciato un solco: per far affezionare quel 60% di persone che sono rimaste a casa, forse bisogna tornare indietro, stare in mezzo a loro, ascoltarli, coinvolgerli e farli sentire presenti e partecipi di qualcosa di concreto e condiviso. Insomma, tornare veramente in piazza.

Con quasi il 70% delle preferenze, Antonio Decaro è il nuovo presidente della regione Puglia: una vittoria già annunciata, ma di proporzioni assolute. Un plebiscito che ha premiato l’ex sindaco di Bari, che è riuscito a doppiare i risultati del candidato di centrodestra Luigi Lobuono.

I numeri da un lato confermano il legame pugliese col centrosinistra, che perdura dal 2005 con l’elezione di Nichi Vendola, candidato peraltro di estrazione comunista e primo capo regionale dichiaratamente omosessuale, dall’altro una disaffezione politica in costante aumento.

Nel 2005 l’affluenza definitiva si attestò al 70,49%, al 51,16% nel 2015 e al 41,83% oggi. Numeri ovviamente che non raccontano solo un calo drammatico a livello regionale, ma che fanno il paio con una tendenza nazionale in caduta libera (le ultime elezioni politiche nazionali hanno avuto un’affluenza del 63,91%). E, al di là dei giudizi sempre più caustici sulla volontà di non prendere parte al voto, bisogna iniziare a comprendere le cause di un fenomeno sempre più generalizzato.

Intervenuto subito dopo l’elezione, Decaro, che già si era espresso sul tema con uno spot che invitava al voto, di qualsiasi entità esso fosse, ha spiegato che “se i cittadini non si interessano alla politica, è perché la politica non si interessa a loro”.

In tutta la campagna elettorale pugliese, Decaro ha scelto di comunicare in maniera classica e canonica: comizi in mezzo alla gente, ascolto da nord a sud delle istanze dei cittadini, proposte di una linea programmatica sul presente e sul futuro della regione. Tutti gesti che si pongono in antitesi con l’idea attuale di politica, infarcita di slogan, demagogia, populismo, macchina del fango continua e assoluta distanza dai cittadini.

Proprio proponendosi in controtendenza, quindi facendo politica dal basso in mezzo a loro, Decaro ha reso ancora più evidente le profonde fratture che hanno allontanato sempre più gente dalla politica.

Per comprenderle, basta osservare un caso lampante avvenuto nella nostra città: come ogni campagna elettorale, sono stati montati diversi palchi in centro cittadino. Totalmente inutilizzati, hanno raccontato in maniera chiara i limiti e le falle della comunicazione contemporanea, non per ultima quella politica. In un’epoca in cui la nostra soglia di attenzione si attesta sugli otto secondi, essa infatti si svolge quasi unicamente sui social, nutrendosi di reel artificiali e frasi forti che si possano imprimere nella nostra mente il più possibile, toccando in profondità le nostre corde emotive.

Nessuno spazio non solo per la complessità, ma anche e soprattutto per il contraddittorio, per l’ascolto, per gli scambi di vedute e, in special modo, per l’ipotetico diverbio o scontro: insomma per il dialogo politico, vero sale della democrazia.

E, nonostante i dati drammatici di astensionismo, il neopresidente della Puglia ha tracciato un solco: per far affezionare quel 60% di persone che sono rimaste a casa, forse bisogna tornare indietro, stare in mezzo a loro, ascoltarli, coinvolgerli e farli sentire presenti e partecipi di qualcosa di concreto e condiviso. Insomma, tornare veramente in piazza.

24 novembre 2025

24 novembre 2025

Stefano Conte

A cura di

''L'astensionismo aumenta mentre Decaro punta sul ritorno al dialogo diretto con i cittadini''

''L'astensionismo aumenta mentre Decaro punta sul ritorno al dialogo diretto con i cittadini''

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