CARPE CINEMA - IL CASO ZALONE: DIFESA DI UNA COMICITA' CHE NASCONDE PIU' PROFONDITA' DI QUANTO SEMBRI

CARPE CINEMA - IL CASO ZALONE: DIFESA DI UNA COMICITA' CHE NASCONDE PIU' PROFONDITA' DI QUANTO SEMBRI

17 febbraio 2026

A cura di

Ivan Di Falco

Bentornati in aula, signori e signore.

Oggi il capo d’imputazione è rivolto verso una persona speciale: Checco Zalone, al secolo Luca Medici.

Comico, musicista, cantante, attore, sceneggiatore e regista, insomma, un cocktail artistico invidiabile. Il processo di oggi servirà a chiarire le divergenze tra chi lo apprezza e chi, invece, si è dimostrato apertamente contrariato.

In realtà, il “fenomeno Zalone” è molto più importante di quanto possa sembrare. Non si tratta solo di un film comico che può o meno far ridere: dietro c’è altro. Un po’ come quando, durante un processo, emergono nuovi fascicoli che trasformano un caso minore in una questione da Corte costituzionale.

Uno degli aspetti più discussi riguarda inevitabilmente gli incassi. Come se un film, o il cinema in generale, potesse essere ridotto a una mera questione economica. Ma come ben sapete, giuria, qui siamo abituati a valutare tutto: dal lato più materialista a quello emozionale e ideale.

Ad oggi il film ha raggiunto 75 milioni di euro d’incasso: una cifra enorme che colloca Zalone tra i campioni del botteghino italiano, con cinque titoli nelle prime dieci posizioni storiche. Eppure, molti gridano allo scandalo, sostenendo che la sua comicità sia di bassa lega, grottesca e fin troppo semplice.

Vostro onore, chiedo obiezione.

Se è vero che i primi film puntavano su una comicità più diretta e talvolta grossolana, è altrettanto vero che nel tempo questa si è evoluta, insieme al suo autore e al personaggio. Si passa dalle provocazioni su immigrazione e xenofobia (Che bella giornata), a quelle sull’identità sessuale e il pregiudizio (Cado dalle nubi), fino alla satira più matura di Sole a catinelle, dove entrano in gioco economia, lavoro e dinamiche familiari.

Con Quo vado? il bersaglio diventa il mito del posto fisso e l’idea stessa di stabilità, introducendo anche una dimensione cosmopolita: culture diverse che convivono, osservate attraverso un protagonista volutamente ignorante e superficiale, maschera perfetta per smascherare contraddizioni sociali. Dire oggi che la comicità di Zalone sia banale significa adottare la chiave di lettura più superficiale possibile, soprattutto dopo Buen Camino. Qui il centro emotivo diventa il rapporto padre-figlia: la giovane protagonista non è più contorno, ma motore della trasformazione del personaggio principale. Il film prosegue il percorso già tracciato dall’autore: usare la comicità per parlare di temi profondi. Non più solo risata, ma riflessione. Buen Camino suggerisce che siamo spesso prigionieri delle nostre sovrastrutture sociali e che la crescita passa dalla capacità di fermarsi, decostruirsi e rinascere.

E con questo, la seduta è tolta. La mia arringa termina qui, ma il processo del Cinema continua ogni volta che le luci in sala si abbassano. Io sono il suo Avvocato, il suo difensore appassionato. Voi, giuria popolare, avete ascoltato le prove: ora sta a voi emettere il vostro verdetto, articolo dopo articolo.

Carpe Cinema. Sempre.

Bentornati in aula, signori e signore.

Oggi il capo d’imputazione è rivolto verso una persona speciale: Checco Zalone, al secolo Luca Medici.

Comico, musicista, cantante, attore, sceneggiatore e regista, insomma, un cocktail artistico invidiabile. Il processo di oggi servirà a chiarire le divergenze tra chi lo apprezza e chi, invece, si è dimostrato apertamente contrariato.

In realtà, il “fenomeno Zalone” è molto più importante di quanto possa sembrare. Non si tratta solo di un film comico che può o meno far ridere: dietro c’è altro. Un po’ come quando, durante un processo, emergono nuovi fascicoli che trasformano un caso minore in una questione da Corte costituzionale.

Uno degli aspetti più discussi riguarda inevitabilmente gli incassi. Come se un film, o il cinema in generale, potesse essere ridotto a una mera questione economica. Ma come ben sapete, giuria, qui siamo abituati a valutare tutto: dal lato più materialista a quello emozionale e ideale.

Ad oggi il film ha raggiunto 75 milioni di euro d’incasso: una cifra enorme che colloca Zalone tra i campioni del botteghino italiano, con cinque titoli nelle prime dieci posizioni storiche. Eppure, molti gridano allo scandalo, sostenendo che la sua comicità sia di bassa lega, grottesca e fin troppo semplice.

Vostro onore, chiedo obiezione.

Se è vero che i primi film puntavano su una comicità più diretta e talvolta grossolana, è altrettanto vero che nel tempo questa si è evoluta, insieme al suo autore e al personaggio. Si passa dalle provocazioni su immigrazione e xenofobia (Che bella giornata), a quelle sull’identità sessuale e il pregiudizio (Cado dalle nubi), fino alla satira più matura di Sole a catinelle, dove entrano in gioco economia, lavoro e dinamiche familiari.

Con Quo vado? il bersaglio diventa il mito del posto fisso e l’idea stessa di stabilità, introducendo anche una dimensione cosmopolita: culture diverse che convivono, osservate attraverso un protagonista volutamente ignorante e superficiale, maschera perfetta per smascherare contraddizioni sociali. Dire oggi che la comicità di Zalone sia banale significa adottare la chiave di lettura più superficiale possibile, soprattutto dopo Buen Camino. Qui il centro emotivo diventa il rapporto padre-figlia: la giovane protagonista non è più contorno, ma motore della trasformazione del personaggio principale. Il film prosegue il percorso già tracciato dall’autore: usare la comicità per parlare di temi profondi. Non più solo risata, ma riflessione. Buen Camino suggerisce che siamo spesso prigionieri delle nostre sovrastrutture sociali e che la crescita passa dalla capacità di fermarsi, decostruirsi e rinascere.

E con questo, la seduta è tolta. La mia arringa termina qui, ma il processo del Cinema continua ogni volta che le luci in sala si abbassano. Io sono il suo Avvocato, il suo difensore appassionato. Voi, giuria popolare, avete ascoltato le prove: ora sta a voi emettere il vostro verdetto, articolo dopo articolo.

Carpe Cinema. Sempre.

Bentornati in aula, signori e signore.

Oggi il capo d’imputazione è rivolto verso una persona speciale: Checco Zalone, al secolo Luca Medici.

Comico, musicista, cantante, attore, sceneggiatore e regista, insomma, un cocktail artistico invidiabile. Il processo di oggi servirà a chiarire le divergenze tra chi lo apprezza e chi, invece, si è dimostrato apertamente contrariato.

In realtà, il “fenomeno Zalone” è molto più importante di quanto possa sembrare. Non si tratta solo di un film comico che può o meno far ridere: dietro c’è altro. Un po’ come quando, durante un processo, emergono nuovi fascicoli che trasformano un caso minore in una questione da Corte costituzionale.

Uno degli aspetti più discussi riguarda inevitabilmente gli incassi. Come se un film, o il cinema in generale, potesse essere ridotto a una mera questione economica. Ma come ben sapete, giuria, qui siamo abituati a valutare tutto: dal lato più materialista a quello emozionale e ideale.

Ad oggi il film ha raggiunto 75 milioni di euro d’incasso: una cifra enorme che colloca Zalone tra i campioni del botteghino italiano, con cinque titoli nelle prime dieci posizioni storiche. Eppure, molti gridano allo scandalo, sostenendo che la sua comicità sia di bassa lega, grottesca e fin troppo semplice.

Vostro onore, chiedo obiezione.

Se è vero che i primi film puntavano su una comicità più diretta e talvolta grossolana, è altrettanto vero che nel tempo questa si è evoluta, insieme al suo autore e al personaggio. Si passa dalle provocazioni su immigrazione e xenofobia (Che bella giornata), a quelle sull’identità sessuale e il pregiudizio (Cado dalle nubi), fino alla satira più matura di Sole a catinelle, dove entrano in gioco economia, lavoro e dinamiche familiari.

Con Quo vado? il bersaglio diventa il mito del posto fisso e l’idea stessa di stabilità, introducendo anche una dimensione cosmopolita: culture diverse che convivono, osservate attraverso un protagonista volutamente ignorante e superficiale, maschera perfetta per smascherare contraddizioni sociali. Dire oggi che la comicità di Zalone sia banale significa adottare la chiave di lettura più superficiale possibile, soprattutto dopo Buen Camino. Qui il centro emotivo diventa il rapporto padre-figlia: la giovane protagonista non è più contorno, ma motore della trasformazione del personaggio principale. Il film prosegue il percorso già tracciato dall’autore: usare la comicità per parlare di temi profondi. Non più solo risata, ma riflessione. Buen Camino suggerisce che siamo spesso prigionieri delle nostre sovrastrutture sociali e che la crescita passa dalla capacità di fermarsi, decostruirsi e rinascere.

E con questo, la seduta è tolta. La mia arringa termina qui, ma il processo del Cinema continua ogni volta che le luci in sala si abbassano. Io sono il suo Avvocato, il suo difensore appassionato. Voi, giuria popolare, avete ascoltato le prove: ora sta a voi emettere il vostro verdetto, articolo dopo articolo.

Carpe Cinema. Sempre.

17 febbraio 2026

17 febbraio 2026

Ivan Di Falco

A cura di

''Tra record al botteghino e critiche feroci, il caso Zalone diventa un vero processo pubblico: sotto la superficie della risata si nasconde una satira che osserva, punge e racconta l'Italia meglio di quanto molti siano disposti ad ammettere''

''Tra record al botteghino e critiche feroci, il caso Zalone diventa un vero processo pubblico: sotto la superficie della risata si nasconde una satira che osserva, punge e racconta l'Italia meglio di quanto molti siano disposti ad ammettere''

''Tra record al botteghino e critiche feroci, il caso Zalone diventa un vero processo pubblico: sotto la superficie della risata si nasconde una satira che osserva, punge e racconta l'Italia meglio di quanto molti siano disposti ad ammettere''