LA POLITICA DELL'ASCOLTO - LA MUSICA COME PRATICA CIVILE NELLA NUOVA RUBRICA DI CLAUDIA DI MODUGNO
LA POLITICA DELL'ASCOLTO - LA MUSICA COME PRATICA CIVILE NELLA NUOVA RUBRICA DI CLAUDIA DI MODUGNO
13 marzo 2026
A cura di
Claudia Di Modugno

Da questa settimana, ogni venerdì pomeriggio su VIVO, prende il via “La politica dell’ascolto: musica come pratica civile”, la nuova rubrica settimanale di Claudia Di Modugno dedicata a esplorare il rapporto tra musica e vita pubblica da una prospettiva inconsueta: quella dell’ascolto.
L’idea di partenza è semplice ma radicale: la musica non è necessariamente politica, ma l’ascolto lo è. Prima delle opinioni, prima degli schieramenti e prima ancora delle parole, esiste infatti un gesto fondamentale che rende possibile ogni forma di convivenza: prestare attenzione. In un’epoca segnata dalla velocità delle reazioni, dalla polarizzazione del dibattito e dalla difficoltà di sostare nella complessità, l’ascolto diventa una pratica civile sempre più rara, e proprio per questo sempre più necessaria.
“La politica dell’ascolto” nasce da questa intuizione e propone uno sguardo interdisciplinare che intreccia musica, filosofia e cultura politica, partendo da una domanda essenziale: cosa può insegnarci la musica sul modo in cui viviamo insieme?
Fin dall’antichità la musica è stata pensata come una forza capace di incidere sulla vita collettiva. Platone e Aristotele attribuivano ai diversi modi musicali un ruolo decisivo nella formazione dei cittadini della polis, mentre Jean-Jacques Rousseau ne sottolineava la dimensione emotiva e comunitaria. Ma la musica non è solo oggetto di riflessione teorica: è anche una pratica concreta di relazione. Ogni linguaggio musicale suggerisce, spesso implicitamente, un modo diverso di organizzare il rapporto tra individui.
Il Jazz, ad esempio, può essere letto come un laboratorio di convivenza fondato sull’improvvisazione e sull’ascolto reciproco. Il Punk nasce invece come gesto di rifiuto e rottura, una forma sonora di opposizione radicale. Il Pop, infine, spesso diventa lo specchio emotivo e culturale di un’epoca, capace di condensare desideri, tensioni e stati d’animo collettivi.
“La politica dell’ascolto” non proporrà classifiche né recensioni tradizionali. Sarà piuttosto uno spazio di riflessione in cui la musica diventa punto di partenza per interrogare questioni più ampie: il rapporto tra individuo e comunità, il valore del dissenso, il ruolo delle emozioni nella vita pubblica e le forme attraverso cui una società impara, o smette, di ascoltare se stessa.
Un appuntamento settimanale per ripensare la musica non soltanto come intrattenimento, ma come allenamento alla democrazia. Perché forse la partecipazione politica, prima di essere visibilità o rumore, è qualcosa di più elementare e allo stesso tempo più difficile: la capacità di ascoltare.
Ogni venerdì pomeriggio, su VIVO.
Da questa settimana, ogni venerdì pomeriggio su VIVO, prende il via “La politica dell’ascolto: musica come pratica civile”, la nuova rubrica settimanale di Claudia Di Modugno dedicata a esplorare il rapporto tra musica e vita pubblica da una prospettiva inconsueta: quella dell’ascolto.
L’idea di partenza è semplice ma radicale: la musica non è necessariamente politica, ma l’ascolto lo è. Prima delle opinioni, prima degli schieramenti e prima ancora delle parole, esiste infatti un gesto fondamentale che rende possibile ogni forma di convivenza: prestare attenzione. In un’epoca segnata dalla velocità delle reazioni, dalla polarizzazione del dibattito e dalla difficoltà di sostare nella complessità, l’ascolto diventa una pratica civile sempre più rara, e proprio per questo sempre più necessaria.
“La politica dell’ascolto” nasce da questa intuizione e propone uno sguardo interdisciplinare che intreccia musica, filosofia e cultura politica, partendo da una domanda essenziale: cosa può insegnarci la musica sul modo in cui viviamo insieme?
Fin dall’antichità la musica è stata pensata come una forza capace di incidere sulla vita collettiva. Platone e Aristotele attribuivano ai diversi modi musicali un ruolo decisivo nella formazione dei cittadini della polis, mentre Jean-Jacques Rousseau ne sottolineava la dimensione emotiva e comunitaria. Ma la musica non è solo oggetto di riflessione teorica: è anche una pratica concreta di relazione. Ogni linguaggio musicale suggerisce, spesso implicitamente, un modo diverso di organizzare il rapporto tra individui.
Il Jazz, ad esempio, può essere letto come un laboratorio di convivenza fondato sull’improvvisazione e sull’ascolto reciproco. Il Punk nasce invece come gesto di rifiuto e rottura, una forma sonora di opposizione radicale. Il Pop, infine, spesso diventa lo specchio emotivo e culturale di un’epoca, capace di condensare desideri, tensioni e stati d’animo collettivi.
“La politica dell’ascolto” non proporrà classifiche né recensioni tradizionali. Sarà piuttosto uno spazio di riflessione in cui la musica diventa punto di partenza per interrogare questioni più ampie: il rapporto tra individuo e comunità, il valore del dissenso, il ruolo delle emozioni nella vita pubblica e le forme attraverso cui una società impara, o smette, di ascoltare se stessa.
Un appuntamento settimanale per ripensare la musica non soltanto come intrattenimento, ma come allenamento alla democrazia. Perché forse la partecipazione politica, prima di essere visibilità o rumore, è qualcosa di più elementare e allo stesso tempo più difficile: la capacità di ascoltare.
Ogni venerdì pomeriggio, su VIVO.
Da questa settimana, ogni venerdì pomeriggio su VIVO, prende il via “La politica dell’ascolto: musica come pratica civile”, la nuova rubrica settimanale di Claudia Di Modugno dedicata a esplorare il rapporto tra musica e vita pubblica da una prospettiva inconsueta: quella dell’ascolto.
L’idea di partenza è semplice ma radicale: la musica non è necessariamente politica, ma l’ascolto lo è. Prima delle opinioni, prima degli schieramenti e prima ancora delle parole, esiste infatti un gesto fondamentale che rende possibile ogni forma di convivenza: prestare attenzione. In un’epoca segnata dalla velocità delle reazioni, dalla polarizzazione del dibattito e dalla difficoltà di sostare nella complessità, l’ascolto diventa una pratica civile sempre più rara, e proprio per questo sempre più necessaria.
“La politica dell’ascolto” nasce da questa intuizione e propone uno sguardo interdisciplinare che intreccia musica, filosofia e cultura politica, partendo da una domanda essenziale: cosa può insegnarci la musica sul modo in cui viviamo insieme?
Fin dall’antichità la musica è stata pensata come una forza capace di incidere sulla vita collettiva. Platone e Aristotele attribuivano ai diversi modi musicali un ruolo decisivo nella formazione dei cittadini della polis, mentre Jean-Jacques Rousseau ne sottolineava la dimensione emotiva e comunitaria. Ma la musica non è solo oggetto di riflessione teorica: è anche una pratica concreta di relazione. Ogni linguaggio musicale suggerisce, spesso implicitamente, un modo diverso di organizzare il rapporto tra individui.
Il Jazz, ad esempio, può essere letto come un laboratorio di convivenza fondato sull’improvvisazione e sull’ascolto reciproco. Il Punk nasce invece come gesto di rifiuto e rottura, una forma sonora di opposizione radicale. Il Pop, infine, spesso diventa lo specchio emotivo e culturale di un’epoca, capace di condensare desideri, tensioni e stati d’animo collettivi.
“La politica dell’ascolto” non proporrà classifiche né recensioni tradizionali. Sarà piuttosto uno spazio di riflessione in cui la musica diventa punto di partenza per interrogare questioni più ampie: il rapporto tra individuo e comunità, il valore del dissenso, il ruolo delle emozioni nella vita pubblica e le forme attraverso cui una società impara, o smette, di ascoltare se stessa.
Un appuntamento settimanale per ripensare la musica non soltanto come intrattenimento, ma come allenamento alla democrazia. Perché forse la partecipazione politica, prima di essere visibilità o rumore, è qualcosa di più elementare e allo stesso tempo più difficile: la capacità di ascoltare.
Ogni venerdì pomeriggio, su VIVO.
13 marzo 2026
13 marzo 2026
Claudia Di Modugno
A cura di