CARPE CINEMA - IL PREZZO DELL'IMMORTALITA': IL BIOPIC SU MICHAEL JACKSON TRA MITO, TRAUMA E LEGGENDA

CARPE CINEMA - IL PREZZO DELL'IMMORTALITA': IL BIOPIC SU MICHAEL JACKSON TRA MITO, TRAUMA E LEGGENDA

3 maggio 2026

A cura di

Ivan Di Falco

Miei cari lettori, il 22 aprile l’Italia è stata travolta ancora una volta dalla “Michaelmania”. L’uscita di Michael ha riportato milioni di fan, e non solo, nelle sale, confermando ciò che molti avevano previsto: non si tratta solo di un successo commerciale, ma di uno dei biopic più discussi degli ultimi anni. Ad oggi il film ha incassato oltre 218 milioni di dollari a livello globale, superando persino Bohemian Rhapsody e andando ben oltre il budget iniziale di circa 155 milioni, a dimostrazione di quanto il fascino di Michael Jackson continui a essere trasversale e senza tempo.

 

La regia di Antoine Fuqua e, soprattutto, l’interpretazione sorprendente di Jaafar Jackson, al suo debutto cinematografico, contribuiscono a rendere il progetto credibile e potente, non solo per la straordinaria somiglianza fisica, ma per una presenza scenica che riesce a restituire, almeno in parte, l’aura del Re del Pop. Tranquilli: nessuno spoiler. Il film ripercorre la vita di Michael dagli esordi con i Jackson 5 fino al successo planetario da solista, attraversando la nascita di album iconici come Off the Wall, Thriller e Bad. Tuttavia, il vero filo conduttore non è la musica in sé, quanto il rapporto complesso e doloroso con il padre (Joe Jackson), figura centrale nella costruzione dell’artista e, allo stesso tempo, nella fragilità dell’uomo. È proprio qui che il film gioca la sua partita più importante.

 

Perché Michael non racconta soltanto l’ascesa di una leggenda, ma prova a mostrare il prezzo necessario per diventarlo: un percorso fatto di disciplina estrema, pressioni costanti e un’infanzia sacrificata sull’altare del successo. La narrazione si interrompe prima degli anni più controversi, evitando di affrontare direttamente le vicende giudiziarie legate al caso Chandler, una scelta dettata anche da vincoli legali, che ha inevitabilmente diviso pubblico e critica e riaperto un interrogativo tanto scomodo quanto inevitabile: è possibile raccontare un’icona senza confrontarsi con le sue ombre? Anche Paris Jackson ha espresso perplessità, evidenziando il rischio che il film possa trasformarsi in una semplice operazione commerciale più che in un autentico omaggio.

 

Eppure, al di là delle polemiche, il film riesce in qualcosa di non scontato: restituire umanità a una figura spesso schiacciata dal proprio stesso mito. Perché Michael Jackson non è stato soltanto il “Re del Pop”, ma anche un uomo cresciuto troppo in fretta, un bambino che ha sostituito il gioco con il palco, l’infanzia con la perfezione, la libertà con la necessità di essere all’altezza di un mondo che lo osservava costantemente. E forse è proprio questo il punto. Non capire se Michael fosse un’icona, quello è fuori discussione, ma cosa resta di un uomo quando diventa qualcosa di più grande di sé stesso… e smette, lentamente, di appartenergli.

 

E con questo, la seduta è tolta. La mia arringa termina qui, ma il processo del Cinema continua ogni volta che le luci in sala si abbassano.  Io sono il suo Avvocato, il suo difensore appassionato.  Voi, giuria popolare, avete ascoltato le prove: ora sta a voi emettere il vostro verdetto, articolo dopo articolo. 

Carpe Cinema. Sempre.

Miei cari lettori, il 22 aprile l’Italia è stata travolta ancora una volta dalla “Michaelmania”. L’uscita di Michael ha riportato milioni di fan, e non solo, nelle sale, confermando ciò che molti avevano previsto: non si tratta solo di un successo commerciale, ma di uno dei biopic più discussi degli ultimi anni. Ad oggi il film ha incassato oltre 218 milioni di dollari a livello globale, superando persino Bohemian Rhapsody e andando ben oltre il budget iniziale di circa 155 milioni, a dimostrazione di quanto il fascino di Michael Jackson continui a essere trasversale e senza tempo.

 

La regia di Antoine Fuqua e, soprattutto, l’interpretazione sorprendente di Jaafar Jackson, al suo debutto cinematografico, contribuiscono a rendere il progetto credibile e potente, non solo per la straordinaria somiglianza fisica, ma per una presenza scenica che riesce a restituire, almeno in parte, l’aura del Re del Pop. Tranquilli: nessuno spoiler. Il film ripercorre la vita di Michael dagli esordi con i Jackson 5 fino al successo planetario da solista, attraversando la nascita di album iconici come Off the Wall, Thriller e Bad. Tuttavia, il vero filo conduttore non è la musica in sé, quanto il rapporto complesso e doloroso con il padre (Joe Jackson), figura centrale nella costruzione dell’artista e, allo stesso tempo, nella fragilità dell’uomo. È proprio qui che il film gioca la sua partita più importante.

 

Perché Michael non racconta soltanto l’ascesa di una leggenda, ma prova a mostrare il prezzo necessario per diventarlo: un percorso fatto di disciplina estrema, pressioni costanti e un’infanzia sacrificata sull’altare del successo. La narrazione si interrompe prima degli anni più controversi, evitando di affrontare direttamente le vicende giudiziarie legate al caso Chandler, una scelta dettata anche da vincoli legali, che ha inevitabilmente diviso pubblico e critica e riaperto un interrogativo tanto scomodo quanto inevitabile: è possibile raccontare un’icona senza confrontarsi con le sue ombre? Anche Paris Jackson ha espresso perplessità, evidenziando il rischio che il film possa trasformarsi in una semplice operazione commerciale più che in un autentico omaggio.

 

Eppure, al di là delle polemiche, il film riesce in qualcosa di non scontato: restituire umanità a una figura spesso schiacciata dal proprio stesso mito. Perché Michael Jackson non è stato soltanto il “Re del Pop”, ma anche un uomo cresciuto troppo in fretta, un bambino che ha sostituito il gioco con il palco, l’infanzia con la perfezione, la libertà con la necessità di essere all’altezza di un mondo che lo osservava costantemente. E forse è proprio questo il punto. Non capire se Michael fosse un’icona, quello è fuori discussione, ma cosa resta di un uomo quando diventa qualcosa di più grande di sé stesso… e smette, lentamente, di appartenergli.

 

E con questo, la seduta è tolta. La mia arringa termina qui, ma il processo del Cinema continua ogni volta che le luci in sala si abbassano.  Io sono il suo Avvocato, il suo difensore appassionato.  Voi, giuria popolare, avete ascoltato le prove: ora sta a voi emettere il vostro verdetto, articolo dopo articolo. 

Carpe Cinema. Sempre.

Miei cari lettori, il 22 aprile l’Italia è stata travolta ancora una volta dalla “Michaelmania”. L’uscita di Michael ha riportato milioni di fan, e non solo, nelle sale, confermando ciò che molti avevano previsto: non si tratta solo di un successo commerciale, ma di uno dei biopic più discussi degli ultimi anni. Ad oggi il film ha incassato oltre 218 milioni di dollari a livello globale, superando persino Bohemian Rhapsody e andando ben oltre il budget iniziale di circa 155 milioni, a dimostrazione di quanto il fascino di Michael Jackson continui a essere trasversale e senza tempo.

 

La regia di Antoine Fuqua e, soprattutto, l’interpretazione sorprendente di Jaafar Jackson, al suo debutto cinematografico, contribuiscono a rendere il progetto credibile e potente, non solo per la straordinaria somiglianza fisica, ma per una presenza scenica che riesce a restituire, almeno in parte, l’aura del Re del Pop. Tranquilli: nessuno spoiler. Il film ripercorre la vita di Michael dagli esordi con i Jackson 5 fino al successo planetario da solista, attraversando la nascita di album iconici come Off the Wall, Thriller e Bad. Tuttavia, il vero filo conduttore non è la musica in sé, quanto il rapporto complesso e doloroso con il padre (Joe Jackson), figura centrale nella costruzione dell’artista e, allo stesso tempo, nella fragilità dell’uomo. È proprio qui che il film gioca la sua partita più importante.

 

Perché Michael non racconta soltanto l’ascesa di una leggenda, ma prova a mostrare il prezzo necessario per diventarlo: un percorso fatto di disciplina estrema, pressioni costanti e un’infanzia sacrificata sull’altare del successo. La narrazione si interrompe prima degli anni più controversi, evitando di affrontare direttamente le vicende giudiziarie legate al caso Chandler, una scelta dettata anche da vincoli legali, che ha inevitabilmente diviso pubblico e critica e riaperto un interrogativo tanto scomodo quanto inevitabile: è possibile raccontare un’icona senza confrontarsi con le sue ombre? Anche Paris Jackson ha espresso perplessità, evidenziando il rischio che il film possa trasformarsi in una semplice operazione commerciale più che in un autentico omaggio.

 

Eppure, al di là delle polemiche, il film riesce in qualcosa di non scontato: restituire umanità a una figura spesso schiacciata dal proprio stesso mito. Perché Michael Jackson non è stato soltanto il “Re del Pop”, ma anche un uomo cresciuto troppo in fretta, un bambino che ha sostituito il gioco con il palco, l’infanzia con la perfezione, la libertà con la necessità di essere all’altezza di un mondo che lo osservava costantemente. E forse è proprio questo il punto. Non capire se Michael fosse un’icona, quello è fuori discussione, ma cosa resta di un uomo quando diventa qualcosa di più grande di sé stesso… e smette, lentamente, di appartenergli.

 

E con questo, la seduta è tolta. La mia arringa termina qui, ma il processo del Cinema continua ogni volta che le luci in sala si abbassano.  Io sono il suo Avvocato, il suo difensore appassionato.  Voi, giuria popolare, avete ascoltato le prove: ora sta a voi emettere il vostro verdetto, articolo dopo articolo. 

Carpe Cinema. Sempre.

3 maggio 2026

3 maggio 2026

Ivan Di Falco

A cura di

''Un ritorno che travolge il pubblico e riaccende il mito: quando il cinema incontra una leggenda che non ha mai smesso di vivere nell'immaginario collettivo''

''Un ritorno che travolge il pubblico e riaccende il mito: quando il cinema incontra una leggenda che non ha mai smesso di vivere nell'immaginario collettivo''

''Un ritorno che travolge il pubblico e riaccende il mito: quando il cinema incontra una leggenda che non ha mai smesso di vivere nell'immaginario collettivo''