CARPE CINEMA - A KNIGHT OF THE SEVEN KINGDOMS: RISCOPRE L'ANIMA PIU' UMANA DI GAME OF THRONES
CARPE CINEMA - A KNIGHT OF THE SEVEN KINGDOMS: RISCOPRE L'ANIMA PIU' UMANA DI GAME OF THRONES
8 marzo 2026
A cura di
Ivan Di Falco

Miei Lord e mie Lady, la seduta di oggi si colora di vessilli, cappe, cavalcature e spade.
Nelle ultime settimane gli appassionati, e non solo, sono stati riportati nel meraviglioso ma allo stesso tempo controverso mondo di Game of Thrones e nel continente occidentale meglio noto come Westeros. HBO Max, il servizio streaming della HBO, ha da poco lanciato quello che si appresta a essere un vero e proprio cavallo di battaglia: “A Knight of the Seven Kingdoms” (Il cavaliere dei sette regni), serie che racconta le storie e le avventure di Ser Duncan l’Alto e del suo giovane scudiero, Egg.
Niente spoiler, state tranquilli. Il mio obiettivo non è analizzare nel dettaglio la trama della serie. Come i fan della rubrica già sanno, ciò che ci interessa davvero è comprendere l’impatto che un’opera può avere sul mondo e sull’industria cinematografica e televisiva. La serie ha riscontrato fin da subito un forte apprezzamento da parte dei fan del franchise, ma soprattutto da quelli rimasti delusi da “House of the Dragon”, lo spin-off che racconta le vicende della casa Targaryen e della celebre “Danza dei Draghi”. Molti spettatori avevano criticato quella produzione per l’enorme peso degli effetti speciali, a tal punto da arrivare a costare quasi il doppio, per episodio, rispetto a A Knight of the Seven Kingdoms, e per una narrazione percepita come più distante dallo spirito della serie madre.
Devo dirvi che personalmente ho ritrovato, non solo nelle ambientazioni ma soprattutto nell’atmosfera e nel racconto, quel “calore di casa” che provo ogni volta che ritorno a Westeros. Perché se è vero che la serie è costata molto meno rispetto ad altre produzioni dello stesso universo narrativo, è altrettanto vero che sembra incarnare alla perfezione un vecchio proverbio: a volte fare meno significa fare meglio. Pensate che il quinto episodio della serie ha raggiunto il punteggio di 9,9 su IMDb, uno dei rating più alti mai registrati per un episodio televisivo. La vera forza della serie sta proprio qui. Dunk ed Egg partono come personaggi apparentemente marginali. Nei primi episodi si potrebbe quasi pensare di essere davanti a una storia lontana anni luce dall’epica di Game of Thrones.
E invece è proprio il contrario. La trama e i personaggi incarnano perfettamente lo spirito originario della saga: non servono battaglie colossali, eserciti sterminati o creature gigantesche per raccontare una grande storia. Bastano personaggi ben scritti, conflitti credibili e storie profondamente umane. Perché, in fondo, Westeros non è mai stato davvero il mondo dei draghi. È sempre stato il mondo degli uomini: delle loro ambizioni, delle loro paure, delle loro contraddizioni. Ed è forse proprio questo il vero valore — e l’insegnamento più forte — di questa nuova serie.
E con questo, la seduta è tolta. La mia arringa termina qui, ma il processo del Cinema continua ogni volta che le luci in sala si abbassano. Io sono il suo Avvocato, il suo difensore appassionato. Voi, giuria popolare, avete ascoltato le prove: ora sta a voi emettere il vostro verdetto, articolo dopo articolo.
Carpe Cinema. Sempre.
Miei Lord e mie Lady, la seduta di oggi si colora di vessilli, cappe, cavalcature e spade.
Nelle ultime settimane gli appassionati, e non solo, sono stati riportati nel meraviglioso ma allo stesso tempo controverso mondo di Game of Thrones e nel continente occidentale meglio noto come Westeros. HBO Max, il servizio streaming della HBO, ha da poco lanciato quello che si appresta a essere un vero e proprio cavallo di battaglia: “A Knight of the Seven Kingdoms” (Il cavaliere dei sette regni), serie che racconta le storie e le avventure di Ser Duncan l’Alto e del suo giovane scudiero, Egg.
Niente spoiler, state tranquilli. Il mio obiettivo non è analizzare nel dettaglio la trama della serie. Come i fan della rubrica già sanno, ciò che ci interessa davvero è comprendere l’impatto che un’opera può avere sul mondo e sull’industria cinematografica e televisiva. La serie ha riscontrato fin da subito un forte apprezzamento da parte dei fan del franchise, ma soprattutto da quelli rimasti delusi da “House of the Dragon”, lo spin-off che racconta le vicende della casa Targaryen e della celebre “Danza dei Draghi”. Molti spettatori avevano criticato quella produzione per l’enorme peso degli effetti speciali, a tal punto da arrivare a costare quasi il doppio, per episodio, rispetto a A Knight of the Seven Kingdoms, e per una narrazione percepita come più distante dallo spirito della serie madre.
Devo dirvi che personalmente ho ritrovato, non solo nelle ambientazioni ma soprattutto nell’atmosfera e nel racconto, quel “calore di casa” che provo ogni volta che ritorno a Westeros. Perché se è vero che la serie è costata molto meno rispetto ad altre produzioni dello stesso universo narrativo, è altrettanto vero che sembra incarnare alla perfezione un vecchio proverbio: a volte fare meno significa fare meglio. Pensate che il quinto episodio della serie ha raggiunto il punteggio di 9,9 su IMDb, uno dei rating più alti mai registrati per un episodio televisivo. La vera forza della serie sta proprio qui. Dunk ed Egg partono come personaggi apparentemente marginali. Nei primi episodi si potrebbe quasi pensare di essere davanti a una storia lontana anni luce dall’epica di Game of Thrones.
E invece è proprio il contrario. La trama e i personaggi incarnano perfettamente lo spirito originario della saga: non servono battaglie colossali, eserciti sterminati o creature gigantesche per raccontare una grande storia. Bastano personaggi ben scritti, conflitti credibili e storie profondamente umane. Perché, in fondo, Westeros non è mai stato davvero il mondo dei draghi. È sempre stato il mondo degli uomini: delle loro ambizioni, delle loro paure, delle loro contraddizioni. Ed è forse proprio questo il vero valore — e l’insegnamento più forte — di questa nuova serie.
E con questo, la seduta è tolta. La mia arringa termina qui, ma il processo del Cinema continua ogni volta che le luci in sala si abbassano. Io sono il suo Avvocato, il suo difensore appassionato. Voi, giuria popolare, avete ascoltato le prove: ora sta a voi emettere il vostro verdetto, articolo dopo articolo.
Carpe Cinema. Sempre.
Miei Lord e mie Lady, la seduta di oggi si colora di vessilli, cappe, cavalcature e spade.
Nelle ultime settimane gli appassionati, e non solo, sono stati riportati nel meraviglioso ma allo stesso tempo controverso mondo di Game of Thrones e nel continente occidentale meglio noto come Westeros. HBO Max, il servizio streaming della HBO, ha da poco lanciato quello che si appresta a essere un vero e proprio cavallo di battaglia: “A Knight of the Seven Kingdoms” (Il cavaliere dei sette regni), serie che racconta le storie e le avventure di Ser Duncan l’Alto e del suo giovane scudiero, Egg.
Niente spoiler, state tranquilli. Il mio obiettivo non è analizzare nel dettaglio la trama della serie. Come i fan della rubrica già sanno, ciò che ci interessa davvero è comprendere l’impatto che un’opera può avere sul mondo e sull’industria cinematografica e televisiva. La serie ha riscontrato fin da subito un forte apprezzamento da parte dei fan del franchise, ma soprattutto da quelli rimasti delusi da “House of the Dragon”, lo spin-off che racconta le vicende della casa Targaryen e della celebre “Danza dei Draghi”. Molti spettatori avevano criticato quella produzione per l’enorme peso degli effetti speciali, a tal punto da arrivare a costare quasi il doppio, per episodio, rispetto a A Knight of the Seven Kingdoms, e per una narrazione percepita come più distante dallo spirito della serie madre.
Devo dirvi che personalmente ho ritrovato, non solo nelle ambientazioni ma soprattutto nell’atmosfera e nel racconto, quel “calore di casa” che provo ogni volta che ritorno a Westeros. Perché se è vero che la serie è costata molto meno rispetto ad altre produzioni dello stesso universo narrativo, è altrettanto vero che sembra incarnare alla perfezione un vecchio proverbio: a volte fare meno significa fare meglio. Pensate che il quinto episodio della serie ha raggiunto il punteggio di 9,9 su IMDb, uno dei rating più alti mai registrati per un episodio televisivo. La vera forza della serie sta proprio qui. Dunk ed Egg partono come personaggi apparentemente marginali. Nei primi episodi si potrebbe quasi pensare di essere davanti a una storia lontana anni luce dall’epica di Game of Thrones.
E invece è proprio il contrario. La trama e i personaggi incarnano perfettamente lo spirito originario della saga: non servono battaglie colossali, eserciti sterminati o creature gigantesche per raccontare una grande storia. Bastano personaggi ben scritti, conflitti credibili e storie profondamente umane. Perché, in fondo, Westeros non è mai stato davvero il mondo dei draghi. È sempre stato il mondo degli uomini: delle loro ambizioni, delle loro paure, delle loro contraddizioni. Ed è forse proprio questo il vero valore — e l’insegnamento più forte — di questa nuova serie.
E con questo, la seduta è tolta. La mia arringa termina qui, ma il processo del Cinema continua ogni volta che le luci in sala si abbassano. Io sono il suo Avvocato, il suo difensore appassionato. Voi, giuria popolare, avete ascoltato le prove: ora sta a voi emettere il vostro verdetto, articolo dopo articolo.
Carpe Cinema. Sempre.
8 marzo 2026
8 marzo 2026
Ivan Di Falco
A cura di